Vendere uno dei capolavori del Perugino custodito da oltre 150 anni all’interno della Galleria nazionale dell’Umbria per sanare i debiti del Sodalizio di San Martino. Dopo il caso di Venezia, dove il sindaco Luigi Brugnaro vorrebbe mettere all’asta Klimt e Chagall per rimpinguare le casse del Comune, l’idea fa capolino anche a Perugia. Non a palazzo dei Priori, sede dell’amministrazione comunale, ma in quella del Sodalizio, l’istituzione nata nel 1574 per l’assistenza, la cura e i ricoveri dei più bisognosi, che ha in carico la gestione di un’azienda agraria, della farmacia di piazza Matteotti, della residenza per anziani a Madonna Alta e non solo. La notizia è riportata martedì dall’edizione umbra de La Nazione e a parlare è direttamente il presidente del Sodalizio, il magistrato Domenico Arioti.
La vendita L’ente pubblico, che mira a trasformarsi in una Fondazione privata (passo per il quale però serve il beneplacito della Regione), ha sul groppone «qualche debito» maturato nel corso degli anni e da qui arriva la proposta, discussa giorni fa nel corso dell’assemblea degli iscritti (circa 400), di vendere uno dei gioielli più preziosi di famiglia, ovvero il San Girolamo penitente custodito dal 1863 all’interno della Galleria nazionale dell’Umbria. Stando a quanto spiega Arioti, in assemblea (dove sarebbe stata fatta una valutazione di circa due milioni) «è stata valutata la possibilità di cedere un bene non produttivo», ovvero la tela, e nel corso del dibattito «alcuni soci hanno proposto problemi per molti versi validi. Comunque al momento del voto ci sono stati tanti sì e poche astensioni». Il magistrato però fissa due paletti, cioè «che l’opera d’arte non si allontani dalla città e che resti pubblicamente fruibile».
Insorge Pierini La sola ipotesi di una vendita ha fatto fare un bel balzo sulla sedia a Marco Pierini, da poco nuovo direttore della Galleria. «Il nostro parere – dice – è nettamente negativo, il ministero si opporrebbe in ogni caso. No, il Perugino resta lì e su questo non si discute». La tela, spiega il direttore, «neppure per venti milioni potrebbe essere venduta. C’è il diritto di prelazione dello Stato ma oltre a questo io sono tranquillo. Il Vannucci è di pubblico godimento». Sul punto interviene anche Vittoria Garibaldi, per molti anni al vertice della Galleria: «Un atto – dice – pericolosissimo e sconcertante».
Il San Girolamo La tela (148×126 centimetri), forse un piccolo stendardo processionale di proprietà del Sodalizio, gli storici dell’arte la collocano nell’ultimo periodo di attività del Perugino (intorno al 1515; il Cavalcaselle la data intorno al 1512), mentre in precedenza altri l’avevano attribuita alla bottega del celebre pittore. In origine era collocata all’interno della sagrestia della chiesa di Sant’Ercolano e poi, due anni dopo l’Unità d’Italia, nel 1863, venne depositata in Galleria. Il San Girolamo, a causa di una caduta che lo aveva danneggiato, in passato fu largamente ridipinto da Giuseppe Carattoli; aggiunte tolte grazie a un restauro effettuato nel 1931.
