Gli striscioni appesi di fronte a San Domenico (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Prima, anno dopo anno, il taglio delle risorse, ora «il declassamento». Politica, istituzioni, cittadini e lavoratori di quella che è una delle più importanti istituzioni civili e culturali di Perugia e dell’Umbria, ovvero l’Archivio di stato, si sono ritrovati in un gelido sabato mattina in piazza Giordano Bruno per un sit-in di protesta contro quello che chiamano «declassamento». Con una circolare dello scorso novembre infatti è stata resa nota la decisione di declassare l’Archivio di stato di Perugia e le sue quattro sezioni (Assisi, Foligno, Spoleto e Gubbio), di eliminare il dirigente e di accorpare la Soprintendenza archivistica dell’Umbria a quella delle Marche, con la nuova sede che sarà Ancona.

Declassamento «Le funzioni che svolgeremo – spiega a Umbria24 il direttore dell’Archivio, Paolo Franzese – saranno le stesse ma saranno assegnate ad un funzionario e non a un dirigente». La questione non è solo forma ma è anche sostanza: «Un dirigente – prosegue infatti – ha più poteri, più autonomia e più libertà d’iniziativa». Quanto alla decisione di accorpare le due Soprintendenze, il direttore osserva che probabilmente «è stata presa con lo scopo di ridurre le spese». Nel caso dell’Umbria quantomeno è stata scelta una regione confinante, mentre in altri, come quello che riguarda Calabria e Campania, non è stato così.

FOTOGALLERY: IL SIT-IN

I numeri In tutto questo è bene citare qualche numero che fa capire in che condizioni si trova l’Archivio. Ad oggi i dipendenti delle cinque strutture (la sede centrale più le quattro sezioni) sono circa 60, ai quali si aggiungono alcuni stagisti e dei volontari. Per far funzionare questa macchina ci sono a disposizione all’incirca 200 mila euro, così poco che «riusciamo a malapena – sottolinea il direttore – a rimanere aperti». «Questa non è una difesa corporativa – spiega poi un membro dell’Osservatorio archivistico dell’Umbria: in queste sale c’è la memoria di tutti e la memoria, insieme alla cultura e al diritto, va salvaguardata e non declassata».

Tagli Memoria, cultura e diritto sui quali ben poco si è investito nel corso degli ultimi anni. «Negli ultimi tempi – aggiunge Massimo Locci dell’Osservatorio – abbiamo subito tagli sistematici per il funzionamento. In più ci sono le persone che vanno in pensione, mai sostituite con forze fresche; quest’anno lasceranno il lavoro altre tre che non saranno di certo rimpiazzate. Abbiamo bisogno di garanzie e di qualità, che nonostante tutto siamo riusciti a mantenere». Al presidio, oltre ai consiglieri pd Tommaso Bori e Sara Bistocchi e all’assessore alla Cultura Teresa Severini c’è anche l’ex assessore Ilio Liberati, che con l’Archivio ha un rapporto speciale dato che ci ha lavorato per 20 anni: «Questo posto – dice – è meta di studiosi, ricercatori e studenti anche universitari, e conserva all’interno della sua sede, che comprende anche la Scuola di archivistica, uno straordinario e sorprendente patrimonio. Il declassamento di questa istituzione comporterà un oggettivo impoverimento dei servizi».

Rosi Al Sit-in ha partecipato anche il consigliere regionale di FI Maria Rosi, che chiede alla presidente della Regione Catiuscia Marini di intervenire «nei confronti del Governo affinché sia impedito il declassamento di una chiara eccellenza della nostra regione: perdere il nostro Archivio di Stato così com’è articolato oggi equivale a lasciare un popolo senza la sua storia, come un cane che ha perso l’olfatto». «È necessaria – secondo Rosi – una seria interlocuzione con il ministro Franceschini perché non si smantelli, in nome della spending review, un patrimonio che non ha prezzo».

Twitter @DanieleBovi

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