Un momento della conferenza stampa

Parteciperanno anche un centinaio di figuranti in costume mercoledì pomeriggio alla Luminaria di San Costanzo, la tradizionale processione che unisce la Perugia religiosa e quella laica che si snoderà da palazzo dei Priori fino alla chiesa intitolata a uno dei tre santi patroni della città. La novità è stata annunciata venerdì durante una conferenza stampa nel corso della quale gli assessori alla Cultura e al Commercio, Teresa Severini e Cristina Casaioli, insieme al vescovo don Paolo Giulietti, hanno presentato il cartellone di eventi per la due giorni di festa. La novità di quest’anno, come accennato, appartiene all’anima religiosa della festa, la Luminaria, che vedrà la partecipazione di un centinaio di figuranti in costume appartenenti alle associazioni del Palio di Città della Pieve e dei balestrieri di Assisi.

Luminaria Una rievocazione storica di grande impatto emotivo e di fascino, che riporterà Perugia in quel medioevo dove tutta la città e le corporazioni dovevano partecipare alla Luminaria, pena una multa di 10 libbre «di moneta cortonese di fatto» come stabilito da un’ordinanza dei priori del 1310. A Borgo XX Giugno invece il giovedì prenderà il via la grande fiera curata dal consorzio Cosap 99, con più di cento operatori che esporranno i loro prodotti tipici e tradizionali dalle 8 alle 21. Corso Vannucci invece ospiterà l’anima più laica e festaiola di San Costanzo, con la degustazione del tradizionale torcolo e del vin santo offerto alla cittadinanza dai panificatori della città a partire da mezzogiorno.

TUTTO IL PROGRAMMA

I simboli Decapitato, come vuole la tradizione, nel secondo secolo dopo Cristo durante la persecuzione portata avanti dall’imperatore Marco Aurelio, San Costanzo fu il primo vescovo di Perugia e molti sono i simboli collegati alla festa del 29 gennaio. Uno di questi è proprio il torcolo, sulla cui forma ci sono diverse teorie: secondo una di queste il buco rappresenterebbe il collo decapitato di Costanzo, mentre la forma a ciambella simboleggerebbe la corona tempestata di gemme preziose (i canditi) che si sarebbe sfilata al momento della decapitazione. Per altri, invece, il dolce raffigurerebbe la ghirlanda floreale che, dopo la decapitazione di Costanzo, sarebbe stata pietosamente posta sul collo del Santo per nascondere i segni del martirio: i canditi e l’uvetta simboleggerebbero quindi la rappresentazione dei petali dei fiori della ghirlanda e in ultimo l’anello che i futuri pretendenti offrivano alle giovani come promessa di matrimonio.

Città unita Quanto ai cinque tagli in diagonale, la tradizione popolare ci vede le cinque porte corrispondenti ai cinque rioni del centro storico di Perugia (Porta Sole, Porta San Pietro, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta Sant’Angelo). Altro simbolo della festa è la corona d’alloro intrecciata con la palma, dono della pubblica riconoscenza al condottiero vittorioso che aveva difeso la libertà del suo popolo; poi c’è il cero, che arde a testimonianza di fedeltà, ma anche a richiesta di protezione per la città. Da ultimo l’incenso. Ciò che unisce le tre anime della festa, sia per Severini che per Casaioli , «è la forza evocativa e la coralità che San Costanzo rappresenta; è la città compatta e una collettività cristiana e laica che si unisce per omaggiare e ricordare il santo patrono».

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