Una sagra di fine estate

di D.B.

Tutte le verdure e le loro preparazioni, comprese le patatine fritte; tutti i tipi di carne e le relative preparazioni, antipasti genericamente definiti umbri e così via. I ristoratori tornano sul tema sagre e, dopo aver dato un giudizio negativo sulla prima fase di applicazione della legge regionale per via delle strategie messe in atto dai comuni nell’adottare i regolamenti, stavolta Confcommercio mette nel mirino quello varato dal Comune di Perugia nei giorni scorsi. Per la precisione, è l’allegato A, quello che riguarda i prodotti, le preparazioni e le lavorazioni, ad andare di traverso ai ristoratori. «Con l’approvazione del nuovo regolamento sulle sagre il Comune di Perugia – spiega Romano Cardinali, presidente della Fipe Confcommercio – rischia di vanificare gli obiettivi di qualificazione di questi eventi, che la legge regionale ha definito dopo un percorso lungo e faticoso».

LE CRITICHE DEI RISTORATORI

Serviva approfondimento «All’amministrazione comunale – aggiunge – avevamo chiesto formalmente di approfondire ulteriormente il confronto sull’allegato A perché troppo generico, ad esempio definendo più specificamente le preparazioni dei piatti di carne anziché elencarne genericamente tutte le tipologie. L’elenco dei prodotti definiti come tipici dal Comune di Perugia comprende, ad esempio, tutte le verdure e tutte le loro preparazioni, comprese le patate fritte. Tutte le carni e relative preparazioni, antipasti genericamente definiti umbri. La nuova legge regionale non vieta la preparazione e somministrazione di questi prodotti, che potremo trovare nei menu delle feste paesane. Le sagre sono invece un’altra cosa: hanno l’obiettivo, peraltro condiviso anche da chi le organizza, di valorizzare i prodotti veramente tipici del nostro territorio».

DALLA FREGNACCIA ALL’ACQUA ODOROSA, IN UMBRIA 361 TRA SAGRE E FESTE: L’ELENCO

Bollino Confcommercio poi sostiene di non capire l’accelerazione degli ultimi giorni a proposito dell’approvazione del regolamento, dato che «ormai l’80 per cento delle sagre si sono svolte». Insomma, si poteva fare con più calma. «Quanto al bollino Sagra etica di qualità – conclude Cardinali – le due condizioni previste dal Comune di Perugia per ottenerlo dovrebbero essere complementari e non alternative, anche perché diamo per scontato che gli utili delle sagre siano reinvestiti per iniziative sul territorio, altrimenti le sagre sarebbero attività imprenditoriali come le altre, senza averne tutti i pesantissimi oneri».

COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE REGIONALE

Maglie larghe Il punto nodale però sono i regolamenti dei comuni, a maglie troppo larghe secondo i ristoratori dato che molti municipi «hanno usato l’escamotage – dice il presidente regionale di Confcommercio Aldo Amoni – di ampliare a dismisura, rispetto a quello definito dalla Regione, l’elenco dei prodotti tipici locali e delle preparazioni e lavorazioni caratterizzanti che possono essere preparati e somministrati per continuare a definirsi sagra. Un comportamento che non solo danneggia pesantemente i nostri ristoratori – alle prese con la concorrenza sleale di manifestazioni diventate spesso veri e propri ristoranti a cielo aperto senza averne gli obblighi relativi – ma non rispetta nemmeno lo spirito e gli obiettivi della legge regionale».

L’ELENCO DI FESTE E SAGRE IN ORDINE CRONOLOGICO
L’ELENCO COMUNE PER COMUNE

L’elenco Come si può vedere grazie al calendario regionale pubblicato settimane fa, sul territorio comunale si contano complessivamente 47 tra feste e sagre (ma altre non sono nella lista). Dentro c’è un po’ di tutto: dalla «sagra dell’ortolano» a Balanzano a quella degli gnocchi a Casenuove, dalla tagliatella ai non meglio specificati «sapori perugini» fino a baccalà, umbricelli, spaghetti, torta al testo e altro ancora. In tutto le sagre, ovvero gli eventi che in teoria dovrebbero promuovere i prodotti tipici, sono una minoranza (18), mentre tutte le altre sono feste popolari, quindi slegate dalla promozione di prodotti particolari. Feste e sagre che rappresentano da un lato un elemento di aggregazione e di socialità per le varie comunità, e dall’altro anche un bacino di consensi per la politica.

Twitter @DanieleBovi

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