di Daniele Bovi 

Potrà realisticamente essere fatta solo tra qualche giorno una completa valutazione dei danni assestati alla Provincia di Perugia con l’attacco hacker del quale l’ente è stato vittima a partire da domenica pomeriggio. Come spiega a Umbria24 il direttore generale Adriano Bei, per quanto riguarda i servizi a disposizione dei cittadini sono tutti tornati operativi mercoledì pomeriggio.

L’attacco Stando alla relazione dei tecnici della Provincia è stato utilizzato un ransomware, una sottocategoria di malware che prendendo possesso del computer di un utente ne crittografa i dati, per riottenere i quali spesso è necessario pagare una somma. Bei assicura però che non è stata richiesta alcuna cifra e che l’intento è stato “solo” quello di creare  disservizi. L’attacco è partito da un server localizzato fisicamente in Lussemburgo: una tecnica utilizzata per nascondere la reale origine geografica dell’azione offensiva ed eludere i controlli. 

Azione sofisticata Qualcuno all’interno dell’ente ha lasciato inavvertitamente aperta la porta agli hacker o ha aperto file sospetti? Secondo i tecnici della Provincia non c’è stato alcun comportamento negligente o anomalo da parte dei dipendenti. Nella relazione si parla di un’azione mirata per prendere possesso delle credenziali degli amministratori di sistema; il tutto nell’ambito di un attacco definito «molto sofisticato». Con l’aiuto della polizia postale che sta portando avanti le indagini, il lavoro di riattivazione delle macchine procede in progress come avviene in questi casi. 

Sicurezza Al momento circa il 50 per cento della rete locale è stata riattivata mentre sulle macchine attaccate andranno avanti le analisi per capire se ci sono dati cancellati o criptati. Grazie al lavoro di una società esterna incaricata della gestione della cyber security, spiega Bei, sono stati limitati i danni. Nel luglio scorso poi è stato implementato il sistema della sicurezza perimetrale con firewall di nuova generazione. A settembre invece la Provincia ha aderito all’accordo quadro Consip «Cybersecurity 2» per realizzare uno «scudo protettivo».