di M.Alessia Manti
«E’ arrivato il momento che i perugini si facciano una domanda. E’ una domanda semplice: cosa vogliamo per questa città? Vogliamo continuare a lamentarci o vogliamo impegnarci a risollevare la situazione? Io, nel mio piccolo, con il mio locale ci sto provando». Michele Stafissa ci vuole mettere la faccia. Il Trinchetto, il locale che ha aperto lo scorso settembre in corso Cavour insieme a Paola Pasotti, è uno dei tre tirati in ballo nella polemica sulla movida notturna del quartiere. Michele non ci sta e alle accuse mosse contro il suo locale per «la musica troppo alta» da qualche residente risponde per tono.
Vita notturna valore aggiunto? «Non è possibile che ci siano tre, quattro persone che tengano in ostaggio una via – dice -, la mia da adesso in poi sarà ancora di più una sfida ad una ‘certa peruginità’». Perchè il punto centrale, secondo il gestore del locale che si trova nella parte iniziale di corso Cavour, sarebbe proprio un tipo di atteggiamento. Se da un lato sono molti i residenti consapevoli – e di conseguenza tolleranti – del valore aggiunto, del tutto positivo, che anche le attività notturne comportano in relazione alla sicurezza ed alla vivibilità, c’è anche chi è ostile e ignora un dato importante che caratterizza Perugia: l’alta popolazione giovanile e studentesca che, sebbene in calo, resta comunque una realtà. E’ a loro che Michele ha pensato quando ha aperto il Trinchetto e sono proprio gli studenti, quelli fuori sede per lo più, a frequentare il suo locale.
«Un’isola felice» Non è semplicemente un luogo in cui paghi per bere e mangiare qualcosa ma un vero e proprio punto di ritrovo, dove le parole d’ordine sono condivisione e accoglienza. Nel locale succede infatti che ti ritrovi a mangiare il pane che porti tu da casa, con un bicchiere di vino offerto da chi è arrivato dopo di te e il prosciutto affettato da Michele. Le porte del Trinchetto, come quelle degli altri locali del corso tirati in ballo, si aprono ogni sera per quei ragazzi che hanno raggiunto Perugia per frequentare l’università. Qualche birra, un po’ di musica da revival, risate. Dopo una giornata di studio ci sta. Magari si fa tardi e se hai esagerato col vino niente paura, Michela si trasforma nel tuo autista. Succede e gliene sono grati. Soprattutto le ragazze. A testimoniarlo un personalissimo guest book, una parete del locale tempestata di messaggi scritti a penna dai ragazzi. Ce n’è uno che recita così: «Grazie Michele, sei un angelo custode e questa è un’isola felice».
La città non sia dormitorio «Se qualcuno esce ubriaco da qui io me ne prendo la responsabilità e lo riaccompagno a casa – ci tiene a specificare il gestore – è il minimo che possa fare. Perugia deve ricominciare ad accogliere il popolo degli studenti, non semplicemente sfruttarli affittando loro le case». I ragazzi che frequentano il suo locale gli sono affezionati. Lo racconta ogni angolo del Trinchetto, da quella parete di grazie», alle sedie che gli stessi hanno rivestito di collage con le loro mani. Molti di questi ragazzi non torneranno a casa per le feste natalizie. Colpa della crisi. «Mi hanno detto che per risparmiare sono costretti a restare qui, lontani dalla famiglia». Per loro Michele e Paola hanno organizzato due cene, la sera del 24 e del 31, gratuite. «Vogliamo farli sentire comunque a casa – dicono – se lo meritano». E a quelli che preferiscono il silenzio e la paura di«incontrare la solita gentaglia» a questi ragazzi, Michele chiede: «Volete forse una città dormitorio? Io non ci sto. La città ha bisogno di risorgere e non può pensare di farlo solo con attività diurne. Serve più tolleranza e consapevolezza, ne beneficeremo tutti».
