di Gerardo Garofalo
Pietro Grasso incontra gli studenti dell’Itts Alessandro Volta per parlare di legalità e cittadinanza, venerdì mattina a Palazzo Murena a Perugia. Si tratta di ‘Pagine di legalità, esempi di cittadinanza‘, spin off del progetto Scuola di Fondazione Conad Ets, attraverso episodi della sua storia personale, simbolo di resistenza alla criminalità organizzata.
Mafie L’incontro si è aperto con l’intervento del Presidente Fausto Cardella, che ha ricordato come dopo la sentenza della corte d’assise di Palermo del 1987, dove Pietro Grasso svolgeva il ruolo di giudice e primo ministero, non è stato più possibile dubitare dell’esistenza della mafia. Parole accompagnate da quelle della dirigente scolastica Fabiana Cruciani, che ha evidenziato l’importante legame che vive tra la lotta alla mafia e l’educazione alla giustizia e alla legalità nelle scuole, valori in grado di spezzare quel filo che lega le generazioni in contesti di criminalità radicata in un territorio.
Giuseppe Letizia Il racconto di Pietro Grasso inizia con la storia di Giuseppe Letizia, vittima di mafia che, ancora ragazzo, il 10 marzo 1948 vide e denunciò l’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto per mano di Cosa nostra. Il tragico ed intricato episodio presenta tutti gli elementi di un processo che affronta la criminalità organizzata: persone insospettabili, la giustizia che non riesce ad ottenere i risultati sperati per insufficienza di prove, il popolo omertoso, la mafia che non esita ad uccidere un giovane di soli 12 anni. Nel raccontarsi, Grasso parla agli studenti della sua esperienza nel celebre Maxi-processo, iniziata con la proposta di ricoprire il pericoloso ruolo di presidente della Corte d’Assise.
La mafia cambia «Oggi – dice Grasso – la mafia non violenta agisce attraverso il mondo degli affari, la strategia della repressione predatoria si è trasformata in strategia della sommersione, al fine di non agitare l’opinione pubblica. La mafia cambia a seconda di come cambia il mondo, la globalizzazione ha facilitato i traffici internazionali, come il web ha offerto un luogo dove nascondersi o fare riciclaggio sporco. L’obiettivo della mafia è far sì che le leggi che regolamentano questi fenomeni siano in linea con i propri interessi, e per farlo ha dovuto cambiare strategia».
Il ricordo di Falcone Il termine dell’incontro è caratterizzato da un’immagine, un simbolo presentato da Grasso in ricordo di Giovanni Falcone. Un accendino: «Me lo regalò dicendo: ‘Ho deciso di smettere di fumare, te lo regalo, se decido di ricominciare a fumare ridammelo’. Questo accadeva solo due settimane prima della strage di Capaci». Quel regalo, oggi, dona il nome alal fondazione ‘Scintille di futuro’ di cui Grasso è fondatore
