di Daniele Bovi
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La «cura» decisa dai vertici dell’Afas riporterà a breve il bilancio dell’azienda a macinare utili. Ne è convinto il collegio dei revisori della società che gestisce le 11 farmacie comunali del capoluogo (più quelle di San Feliciano e San Mariano), in calce al bilancio 2012 chiuso con una perdita di 166 mila euro. Un rosso da aggiungere ai 142 mila euro del 2011 che arrivava dopo l’utile di 29 mila euro di un anno prima. Riferendosi ai conti del 2012 i revisori osservano che «se reiterata, la perdita potrebbe mettere a rischio la continuazione dell’attività aziendale, oltre alla salvaguardia del capitale di dotazione». Numeri che hanno imposto una pacchetto di azioni che dovrebbero portare, sostengono i revisori, ad un risparmio annuo di 350 mila euro, «ampiamente sufficienti – scrivono – a garantire il ritorno in situazione di utile del reddito operativo».
La «cura» A spiegare in cosa consiste la «cura», basata su «ottimizzazioni e razionalizzazioni» è il direttore generale dell’azienda Raimondo Cerquiglini (nominato nel gennaio scorso) nella sua relazione allegata al bilancio. Sul fronte dei costi il direttore, il cui stipendio verrà dimezzato, osserva che nel 2013 saranno rivisti i canoni d’affitto degli immobili, i rapporti con i fornitori, i contratti relativi alle utenze (telefoni ed energia elettrica); le spese «non più sostenibili» poi saranno eliminate, mentre si porterà avanti una revisione dei prodotti scontati e un’analisi della redditività del magazzino. La stretta coinvolge anche il personale: riduzione delle sostituzioni a tempo determinato, meno straordinari, «revisione della pianta organica del personale nelle sedi in base ai parametri di fatturato e ore di apertura».
Cambio di passo Infine, tutti quelli che andranno in pensione o che verranno licenziati non saranno sostituiti. Una strategia che segna un cambio di passo rispetto alla vecchia dirigenza. Come scrive Cerquiglini infatti se quest’ultima, per aggiustare i conti, puntava sulla rinegoziazione del canone relativo alla cessione del ramo d’azienda (cioè puntava a dare meno soldi a palazzo dei Priori), «la nuova direzione – scrive Cerquiglini – ritiene tale soluzione come ultima via da intraprendere, dopo che ne siano state tentate altre volte al ristabilimento dell’equilibrio economico».
Nuove aperture Molte aspettative poi, all’interno di una strategia che prevede non tanto l’aumento puro e semplice del fatturato bensì di quello dei margini, vengono poste su tre nuove aperture: Afas infatti sbarcherà a Olmo, all’Ipercoop di Collestrada e con una farmacia all’interno dell’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia. Senza il pacchetto di interventi pesati in questi mesi la giunta comunale nel gennaio scorso aveva stimato che tra il 2013 e il 2015 si sarebbe accumulato uno sbilancio complessivo di oltre 480 mila euro. Una situazione insostenibile. Tornando ai conti del 2012, la situazione delle sole farmacie del comune di Perugia, escludendo le due (San Feliciano e San Mariano) gestite in convenzione e i cui utili (49 mila euro) vanno ai comuni di Corciano e Magione, parla di un rosso da 215 mila euro.
I conti 2012 A pesare è la forte riduzione dei ricavi d’esercizio, che passano da 16,6 a 15,9 milioni di euro, non compensato da un pari calo dei costi di produzione (410 mila euro in meno). I motivi del ko sono da ricercare, secondo il management, nella crisi economica che non risparmia neanche le farmacie, nell’aumento degli sconti applicati (che potrebbero essere sforbiciati) e nella normativa regionale e nazionale che ha inciso sulla distribuzione. In tema di sconti, le fidelity card (oltre 19 mila, 1.400 in più rispetto al 2011) hanno portato oltre 80 mila punti premio nelle tasche dei clienti che si sono tradotti in 176 mila euro di prodotti omaggio. E se i costi sono in calo alcune voci però mostrano segni più: dal personale (da 3,252 milioni a 3,290) a quelli per «servizi di terzi» (da 964 mila a 995 mila euro). Il passivo consolidato evidenzia invece, rispetto al 2011, un piccolo incremento dei debiti verso fornitori, dei debiti tributari e di quelli verso istituti previdenziali, dei ratei e dei risconti nonché una riduzione del patrimonio netto per effetto delle perdite d’esercizio.
