di Daniele Bovi
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Il 2013 dovrà per forza di cose rappresentare «un nuovo anno zero dal quale ripartire per programmare il futuro» delle 13 farmacie gestite dal Comune di Perugia. La frase è scritta nel bilancio di previsione 2013 dell’Afas, l’azienda speciale che gestisce i 13 negozi, ed è nella relazione che il dirigente dei Servizi finanziari di palazzo dei Priori, Dante De Paolis, ha presentato venerdì ai membri della commissione Bilancio insieme alle linee guida per il rilancio. Linee guida approvate dai consiglieri con i nove voti a favore della maggioranza e i quattro contrari dell’opposizione. Nel corso della riunione infatti il vicepresidente dell’azienda Roberto Moretti ha parlato di «diversi problemi» e di una «difficoltà economica indubbia» dalla quale «siamo quasi certi di venir fuori».
Il piano Come scritto nei giorni scorsi da Umbria24 infatti, nel triennio 2013-2015 senza una robusta cura lo sbilancio ammonterebbe a 484.289 euro e spiccioli. Secondo i calcoli di palazzo dei Priori nel 2013 l’utile netto di esercizio dell’Afas sarà negativo per 176.530 euro, nel 2014 per 170.108 euro e nel 2015 per 137.651 euro. Un trend di previsione in miglioramento ma che non permette di certo di centrare un sano equilibrio. Ecco perché la giunta ha varato un piano che deve portare a quell’equilibrio attraverso una serie di azioni. La prima riguarda il magazzino: qui lo scopo dichiarato è quello di ottimizzare e razionalizzare la gestione delle scorte. Con la seconda si punta invece a ricontrattare, mediante nuove gare, i prezzi di acquisto di beni e servizi «operando – scrive palazzo dei Priori – una revisione generale delle spese di funzionamento» e, come spiegato venerdì mattina, centralizzare gli acquisti per ottenere «risparmi considerevoli».
L’audizione La terza riguarda il personale, da riorganizzare per arrivare ad una «riduzione dei costi e al miglioramento della produttività dello stesso». Da ultimo le 13 farmacie comunali dovranno pensare anche ad una diversa politica commerciale, che miri a quei prodotti «extra-farmaci in grado di aumentare il fatturato». Ma come si è arrivati a questa situazione che, come ha sottolineato Moretti, è comunque molto meno grave rispetto a quella di altre città come ad esempio Genova, dove si dovranno vendere tre punti vendita in zone strategiche? Nel corso del suo intervento il vicepresidente è partito dall’incremento degli sconti obbligatori che le farmacie devono fare, con le trattenute passate dai 446 mila euro del 2009 ai 458 del 2012 passando per i 464 del 2010 e i 476 del 2011. Poi è arrivata la crisi del settore con il decremento delle vendite e un valore medio della ricetta che è sceso dai 16,19 euro del 2010 ai 13,69 del 2012 anche se, nel complesso, il numero è aumentato (dalle 455 mila del 2010 alle 464 mila del 2012).
Giù i ricavi I ricavi previsti nel 2013 così scendono a 16,9 milioni, in netto calo rispetto ai 17,6 del 2012 mentre si assiste a una crescita dei costi per il personale: 3 milioni nel 2009, 3,2 nel 2010 e 2011, 3,5 nel 2012 e 2013 e 3,6 nel 2014 e 2015. «Massima attenzione – scrive così De Paolis nella sua relazione – va posta sul costo del venduto che rappresenta il 65,95% dei ricavi, alle spese per il personale (20,56% dei ricavi) e a quelle per prestazione di servizi (5,5% dei ricavi)». Sul personale Moretti si è limitato a dire che andrà fatta una «valutazione della redditività» e una generale «razionalizzazione». Altre piccole economie verranno fatte rivedendo tutti i contratti come quello dell’energia elettrica (possibili risparmi annuali da 18 mila euro) e così via fino alla vendita (non facile di questi tempi) di alcuni immobili come quello della ex sede di Ponte della Pietra, ora vuota e usata come magazzino.
Aprire all’Ipercoop Due poi le richieste importanti avanzate dal management a palazzo dei Priori: una revisione della somma pagata al Comune come affitto del ramo d’azienda che ammonta ad oltre 750 mila euro («senza il quale – ha detto Moretti – saremmo ampiamente in attivo») e l’apertura di una nuova sede all’interno dell’Ipercoop di Collestrada mentre l’aeroporto, l’altra sede «sopranumeraria» chiesta dal Comune alla Regione, al momento non sembra interessare. Da ultimo, un capitolo da risolvere entro l’estate sarà quello che riguarda la scadenza del contratto con il Comune di Corciano, grazie al quale Afas gestisce la sede di San Mariano. Nel corso del dibattito poi Cenci, consigliere Pdl nonché proprietario di una farmacia, ha proposto all’Afas di dialogare con le case farmaceutiche allo scopo di ottenere contributi in cambio della esposizione nelle vetrine dei prodotti. Una mossa che da sola, secondo Cenci, visto il numero delle farmacie interessate e il loro essere in punti strategici, potrebbe bastare a sanare lo sbilancio.
