Le scale all'interno della Torre

La Torre degli Sciri viene riconsegnata alla città. Mercoledì alle 15 infatti con una cerimonia pubblica verranno inaugurati i 12 appartamenti di edilizia residenziale pubblica realizzati da Ater nel complesso dell’ex convento. Oltre a visitare le nuove case, destinate a giovani coppie, e l’osservatorio all’ultimo piano con vista mozzafiato su Perugia, per mercoledì sono state organizzate delle visite guidate gratuite all’Oratorio di San Francesco dei Nobili (gestito dai volontari del Touring), alla chiesa di San Luca di proprietà del Sovrano ordine cavalieri di Malta e al palazzo degli Oddi Marini Clarelli. «Un pezzo di città, un capitolo della storia perugina – dice l’assessore regionale alle Politiche abitative, Stefano Vinti, che parteciperà alla cerimonia insieme alla presidente Catiuscia Marini, al sindaco Andrea Romizi e al presidente di Ater Alessandro Almadori -, tornano ad essere vita quotidiana, parte di una storia antica e di una possibile nuova storia futura».

FOTOGALLERY: LA TORRE RISTRUTTURATA

Alta e bianca All’appuntamento è invitata tutta la cittadinanza. «Alta e bianca come un faro che spicca sul mare di tetti rosso mattone, guardando a ovest, – afferma l’assessore Vinti – la Torre degli Sciri la si incontra intatta percorrendo l’antica via Torrenam che uscendo dalla porta Trasimena si dirige verso il “Lago di Perugia». E’ l’odierna via dei Priori, una delle cinque vie regali, la via sacra per eccellenza. Segnata da numerosi edifici religiosi, ciascuno con il suo stile, ciascuno con la sua storia. La Torre è tra le poche rimaste in piedi in una città il cui panorama era punteggiato da decine di edifici simili. Il nome della Torre viene dalla famiglia che ne fu proprietaria dalla fine del XVI secolo e in origine era parte delle case degli Oddi, come il vicino Palazzo omonimo, oggi Marini-Clarelli. L’antica famiglia degli Sciri, annoverata tra i casati gentilizi, vanta alcuni eminenti personaggi, tra cui Sciro, autore delle «Memorie di Perugia dall’anno 1520 all’anno 1544».

La storia E se i nomi venivano presi in prestito da una delle famiglie proprietarie, spesso queste strutture avevano anche i soprannomi. Costruite a difesa delle isole nobiliari, diventano col passare del tempo uno status symbol, marcano la differenza di classe, stavano a significare presenze ‘importanti’. La maggior parte infatti si trovava in ‘terra vecchia’ e una buona fetta di esse sono andate perse nel corso degli anni, in alcuni casi distrutte come quelle dei Baglioni durante la costruzione della Rocca Paolina, reazione papalina dopo la Guerra del sale. Altre, perdendo importanza e funzione, perdono a poco a poco anche la svettante forma, l’individualità ed entrano a far parte di altri edifici. La Torre degli Sciri è un caso raro, un destino isolato, ed è stata anche chiamata Torre degli Scalzi, dall’ordine dei carmelitani scalzi della vicina chiesa di Santa Teresa, e ancora, Torre delle Becchette.

Torre delle Becchette Quest’ultimo nome deriva dal modo in cui venivano chiamate le ragazze dell’istituto che Suor Lucia Tartaglini da Cortona fondò nel 1680. Suor Lucia mise insieme diversi edifici, la casa ricevuta in dono da Caterina della Penna Oddi, che ne entrò in possesso una volta estinta la famiglia degli Sciri, un edificio contiguo acquistato dalla compagnia del Santo Anello ed il monastero delle Bartolelle. La Torre risulta parte integrante del Conservatorio, che però non ne intacca la forma.

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