La procura di Perugia

di Maurizio Troccoli

Si riaccendono i riflettori di tre giornali nazionali La Verità, Il Giornale e Il Dubbio sulla procura Perugina a proposito dei risvolti sul caso Palamara. Parliamo dell’ex magistrato componente del Csm accusato di avere avuto interlocuzioni tese a favorire qualcuno in incarichi di potere in seno alla magistratura, per cui non è stato condannato ma radiato dalla magistratura.

Questa volta Amara, l’avvocato che avrebbe inventato, secondo gli attuali esiti giudiziari, la ‘Loggia Ungheria’ (presunto gruppo segreto di magistrati e politici mai effettivamente accertato nei processi) parla di un magistrato perugino che si sarebbe messo in ginocchio, a suo dire, implorandolo di fargli fare «l’indagine della vita» sul caso Palamara. I giornali riportano che si tratterebbe del sostituto procuratore Mario Formisano e la data sarebbe quella del 12 giugno 2019. In quell’occasione, Amara afferma che erano presenti «i miei due avvocati, un maggiore e un luogotenente del Gico della Guardia di finanza».

Palamara ha presentato un esposto «per accertare la correttezza dell’operato del pubblico ministero» nell’indagine della procura di Perugia. Nella nota a corredo dell’esposto, i suoi legali affermano che «tali dichiarazioni, laddove corrispondenti al vero, integrerebbero non solo fattispecie di reato ma gravi illeciti disciplinari». La vicenda nasce dalla volontà di Amara di affermare che non ha mai accusato Palamara di corruzione anche quando sarebbe stato «agevole farlo». E’ a tale proposito che cita questo presunto accaduto.

Contattato da Umbria24, Formisano non ha voluto commentare. A questo giornale risulta che il magistrato perugino abbia incaricato i propri legali per difendere la propria reputazione nelle sedi opportune, non essendosi «mai inginocchiato dinnanzi a nessuno».

Le parole di Amara, tuttavia, si inseriscono in un contesto già segnato da valutazioni negative sulla sua attendibilità. Lo stesso avvocato siciliano, ex consulente dell’Eni, è stato protagonista di numerosi procedimenti penali e contraddizioni investigative, dalle dichiarazioni sulla presunta “loggia Ungheria” — ritenuta inesistente dagli inquirenti — fino alle accuse rivelatesi infondate in diversi procedimenti, tra Milano, Roma e Perugia.

La procura generale di Perugia, in un atto firmato dal procuratore generale Sergio Sottani e dal sostituto Paolo Barlucchi ha contestato ad Amara due episodi di calunnia ai danni di Luca Palamara. Nel documento, citato da Il Dubbio, si legge che «la calunnia nei confronti di Palamara è stata determinata dalla volontà dell’indagato di sviare l’interesse degli inquirenti offrendo loro un diverso scalpo – Palamara appunto – e sottrarsi così alle proprie responsabilità».

Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e componente del Consiglio superiore della magistratura, è stato oggetto di un’indagine avviata dalla procura di Perugia nel 2019 per i presunti condizionamenti nelle nomine e carriere dei magistrati. Nel corso dell’inchiesta furono ammesse tutte le intercettazioni — più di 200 — comprese quelle realizzate tramite un trojan installato sul suo telefono. Il procedimento penale nei suoi confronti si è concluso senza condanna definitiva per prescrizione o con decisioni di archiviazione, mentre il Consiglio superiore della magistratura ha deciso la radiazione sulla base di comportamenti ritenuti incompatibili con la funzione giudiziaria.

Piero Amara si trova ancora al centro di vicende giudiziarie complesse. Tra le condanne già ricevute, figura una pena di tre anni di reclusione, patteggiata nell’ambito dell’indagine sulle cosiddette “sentenze pilotate” al Consiglio di Stato. A questa si aggiunge un patteggiamento di sei mesi per bancarotta fraudolenta, relativo al fallimento della società P&g Corporate Srl, deciso dal gup di Roma. Sul fronte dei procedimenti ancora aperti, Amara è stato rinviato a giudizio dal gup di Milano per le presunte calunnie collegate alla cosiddetta loggia Ungheria, mentre un filone d’indagine presso la procura di Catania lo vede coinvolto in una vicenda sulla nomina della procuratrice di Gela, nella quale i magistrati hanno chiesto il proscioglimento nei suoi confronti. Secondo fonti giornalistiche, Amara è stato detenuto per un cumulo di condanne al carcere di Spoleto per una pena residua.

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