di D.B.
Nei primi due mesi di applicazione, tra febbraio e marzo, la contestatissima tassa di soggiorno ha portato nelle casse del Comune di Perugia 100 mila euro, con turisti che si sono fermati in media 1,6 notti. A svelare il dato è stata l’assessore al Bilancio Livia Mercati nel corso della riunione congiunta di venerdì mattina delle commissioni Bilancio e Affari istituzionali, nell’ambito delle quali è stato anche dato il via libera alle modifiche al regolamento presentate dalla giunta Boccali nelle settimane passate. Considerando che si tratta di bassa stagione l’incasso dei primi due mesi fa ben sperare palazzo dei Priori e sembra apporre una pietra tombale sulle speranze degli albergatori di una soppressione: secondo quanto riferito da Mercati infatti «tali dati fanno presagire che nei periodi di alta stagione il Comune riuscirà ad ottenere delle risorse importanti che, tenuto conto della situazione generale, appaiono irrinunciabili». Con buona pace quindi degli albergatori, che nei mesi passati hanno duramente protestato contro la tassa, e di alcuni consiglieri di opposizione che ne hanno chiesto, anche venerdì, il rinvio o la soppressione.
Le modifiche Nel frattempo, assicura Mercati, «l’amministrazione continuerà, tramite l’osservatorio, a valutare gli sviluppi connessi all’applicazione concreta della tassa; qualora dovessero emergere delle criticità, si provvederà a correggerle con puntualità». Passando invece alle modifiche approvate (a favore la maggioranza, Varasano, Fronduti, Castori e Felicioni per l’opposizione mentre gli altri si sono astenuti), la tassa si pagherà per dieci pernottamenti al massimo, mentre saranno esonerati i pazienti che effettuano cure ospedaliere in regime di day hospital e quelli che, dopo il ricovero, devono proseguire le cure presso altre strutture sanitarie. Infine non pagheranno coloro che assistono degenti ricoverati in strutture sia pubbliche che private (al massimo due persone per paziente) e gli studenti universitari.
I problemi Alla base delle modifiche, bocciate da Federalberghi Perugia che punta all’abolizione, alcuni problemi sorti nella prima fase di applicazione e segnalati dai titolari delle strutture ricettive. In particolare l’attenzione si è concentrata sull’imposizione relativa ai soggiorni che si protraggono in modo continuativo per lunghi periodi di tempo e, tra questi, quelli degli studenti universitari che alloggiano nelle diverse case religiose di ospitalità del territorio comunale o in altre strutture ricettive. In questi casi la tassazione risulterebbe particolarmente gravosa, tenuto conto che il regolamento comunale dell’imposta di soggiorno non prevede limiti di durata dei pernottamenti, ai fini impositivi.
