L'incontro a Villa Umbra

E’ stata presentata a Villa Umbra l’associazione «La Pietra Scartata Onlus» che avrà come obiettivo quello di perseguire finalità di solidarietà sociale nel campo dell’assistenza sanitaria e rivolgerà il suo operato a persone con disabilità permanenti, anziani economicamente svantaggiati e a tutte quelle persone che, per vari motivi, non possono avere più accesso alla riabilitazione fornita dal Sistema sanitario nazionale. Aprire, dunque, le porte gratuitamente a tutti i pazienti più gravi e con scarse possibilità di recupero, per garantire anche ai loro familiari una qualità di vita dignitosa attraverso l’offerta di alcuni dei servizi basilari in ambito riabilitativo.

Parla la presidente dell’associazione «Vorremmo creare un centro dove lavoreranno figure multidisciplinari – afferma Annarita Bellagamba, presidente dell’associazione -. Noi disabili abbiamo riscontrato che finché c’è un evento acuto e siamo in ospedale abbiamo una tutela, poi però una volta fuori manca un riferimento dove seguire percorsi integrativi, migliorare la qualità di vita stimolando e ottimizzando la capacità residua».

Base operativa Un piccolo locale – è spiegato in una nota – servirà come base operativa del progetto per arrivare col tempo a costruire un centro di riabilitazione specializzato nel trattamento delle patologie neuromotorie congenite ed acquisite non gravando sul Sistema Sanitario in quanto vista l’attuale situazione economica del nostro paese, non può farsi carico dell’intero percorso riabilitativo del soggetto. Verranno accolti nel centro soggetti con disabilità superiore all’80% che abbiano esaurito il percorso riabilitativo intensivo ed estensivo e soggetti anziani con particolari difficoltà economiche, indipendentemente dal loro livello di disabilità.

Parla la fisioterapista «Noi ci rivolgeremo in particolare a quei disabili in fase cronica stabilizzata che di fatto non possono più avere accesso alle prestazioni – dice Daniela Cesari Fisioterapista -. Proprio perché a queste hanno la precedenza persone in fase acuta e che hanno sviluppato la propria disabilità da pochi anni. L’unica via percorribile quindi per loro è il settore privato, per chi può, e chi non può spesso e volentieri non fa niente e rimane a casa privo di una assistenza adeguata che influisce sulla qualità di vita».

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