Un'antenna per le telecomunicazioni

di Daniele Bovi

Stop alla maxi antenna di Monte Bagnolo e ad altre tre. Giovedì il Comune di Perugia ha comunicato l’esito – negativo – della conferenza di servizi attivata dopo le richieste presentate a metà febbraio da Inwit, Tim e Vodafone. Gli impianti 5G sarebbero dovuti sorgere in strada Monte Bagnolo-Valbiancara, nella zona nord di Perugia, e contro di essi si sono schierati i residenti della zona, preoccupati per l’arrivo di un’antenna da 34 metri in una zona collinare dominata dal verde. Contro l’opera è stato costituito anche il comitato «Stop 5G Monte Bagnolo» e sono state lanciate petizioni, anche su Change.org, che hanno raccolto oltre mille firme.

I motivi Il no al rilascio dell’autorizzazione è arrivato fondamentalmente per due motivi. Inwit, secondo quanto ricostruito nelle carte, dopo la richiesta del Comune di presentare documenti che attestino la disponibilità dell’area, ha depositato lunedì un contratto preliminare di costituzione di diritto di superficie a titolo oneroso (privo di firma digitale). Secondo la società, sono stati concessi tempi troppo brevi, dettati però dalla normativa. Nel procedimento, data la vicinanza in linea d’aria dell’aeroporto è stata coinvolta anche Enac (l’Ente nazionale per l’aviazione civile), secondo il quale interferendo con un settore dell’aeroporto l’opera va sottoposta a un iter valutativo. I richiedenti però non hanno presentato il nulla osta di Enac e questo equivale a un parere negativo.

I residenti e il Pd Diverse osservazioni nel corso del procedimento sono state presentate anche dai residenti a proposito della tutela della salute degli abitanti, delle verifiche elettromagnetiche (Arpa ha depositato un parere favorevole con richiesta di adempimenti), dei vincoli aeroportuali, del «deturpamento del paesaggio», della vicinanza delle abitazioni, della loro svalutazione e così via. Mercoledì a intervenire sul tema sono stati anche i consiglieri comunali del Pd Sarah Bistocchi e Francesco Zuccherini, che hanno ricordato il valore paesaggistico della zona e le petizioni lanciate dai residenti. I dem hanno presentato un ordine del giorno per chiedere chiarimenti al Comune, invitato a trovare «soluzioni diverse e meno impattanti, salvaguardando il bene paesaggistico-ambientale di questo importante territorio della città».

Giottoli Giovedì a parlare è stato l’assessore Gabriele Giottoli: «L’Amministrazione – scrive – ha già avviato degli incontri con i cittadini e contestualmente aperto un dialogo anche con le aziende installatrici». Come sottolineato anche da Zuccherini e Bistocchi, negli ultimi tempi sono state presentate diverse richieste di installazione: «Abbiamo già avviato un’interlocuzione con gli operatori richiedenti che, non avendo più obblighi legali relativamente alla presentazione del “piano antenne” preventivo, procedono singolarmente per ogni specifica richiesta. Inoltre, la società che si occupa delle installazioni, accogliendo la disponibilità a valutare nel territorio possibili suggerimenti da parte dei cittadini, si è resa disponibile a dialogare con l’amministrazione con lo scopo di rinviare l’istallazione delle infrastrutture stesse».

Sant’Egidio La bocciatura però non riguarda solo Monte Bagnolo. Nelle ultime ore Palazzo dei Priori ha detto no anche alle richieste di Inwit, Tim e Vodafone di installare antenne a Sant’Egidio. Per gli uffici del Comune l’impianto andrebbe a ostacolare il già previsto ampliamento del cimitero; a mancare è poi il nulla osta di Enac. Anche in questo caso osservazioni simili a quelle di Monte Bagnolo sono state presentate dai residenti.

Cenerente Niente da fare neppure a Cenerente: in questo caso un parere negativo è arrivato, sempre in sede di conferenza di servizi, anche dalla Commissione comunale per la qualità architettonica e il paesaggio date le grandi dimensioni dell’impianto; no al quale è seguito a ruota quello della Soprintendenza. Le società hanno anche proposto dei correttivi, ma neppure questi sono bastati a superare il niet.

San Sisto A San Sisto lo scontro, finito davanti al Tar, è durato quasi un anno. A fine marzo 2023 il Comune ha detto no a Inwit, Tim e Vodafone che volevano installare un impianto nella parte alta del quartiere, vicino al castello; niet motivato con il fatto che si tratta di un’area di interesse storico-ambientale. Il Tar ha però dato ragione alle società, sottolineando che non si può vietare l’installazione in aree molto estese senza dare alternative, e che comunque sarebbe servita una conferenza di servizi. Quest’ultima si è tenuta nelle ultime settimane e, tra i diversi problemi, è emerso il no della Commissione comunale per la qualità architettonica e il paesaggio, secondo la quale l’antenna avrebbe finito per «incidere negativamente sulla percezione paesaggistica del castello stesso e del suo intorno».

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