Un autobus di Umbria Mobilità

di Daniele Bovi

Centosettantamila chilometri, tradotto in termini percentuali circa il 3,5% della percorrenza totale. A tanto ammonta l’ipotesi di taglio alle corse degli autobus che potrebbe scattare nel territorio comunale a partire dal 7 giugno, cioè con l’entrata in vigore dell’orario estivo e il giorno prima di un ipotetico ballottaggio. La sforbiciata, così come spiegano fonti di palazzo dei Priori, potrebbe partire nel caso dalla Regione non arrivassero circa 550 mila euro relativi ai fondi per il trasporto pubblico destinati alla città. Contatti tra i dirigenti del Comune e quelli della società sono in corso e in questi giorni il lavoro consiste nel capire quali, in caso la trattativa naufragasse, corse tagliare. Già nel settembre scorso un’altra piccola sforbiciata c’è stata, specialmente per quanto riguarda corse notturne e festive, e quindi ora i tecnici sono al lavoro per vedere dove si può incidere.

L’ipotesi Ovviamente a pochissimi giorni dal voto di domenica l’ipotetico taglio diventerà arma di campagna elettorale. Dal Comune assicurano che i soldi arriveranno, mentre con un comunicato in cui ha sollevato il caso il consigliere comunale di FI Leonardo Varasano attacca: «Non solo l’amministrazione Boccali irresponsabilmente non riesce a trovare 540 mila per saldare alcuni debiti con Bus Italia (ex Umbria Mobilità) ma, come si apprende da fonti sindacali, tenta pure di nascondere ai perugini il fatto che la conseguenza sarà il taglio, non casualmente previsto per il 7 giugno, subito dopo le elezioni comunali di domenica prossima». Più che di debiti però, come visto, si tratta di soldi che il Comune deve incassare e solo nel caso non arrivassero, sottolineano da palazzo dei Priori, si procederà con l’inevitabile taglio. L’equazione del tpl è semplice: meno soldi, meno chilometri.

Pd su UM «L’amministrazione – attacca ancora Varasano – prova a nascondere i propri errori, sperando che gli elettori lo scoprano solo dopo le elezioni del 25 maggio, errori che determineranno non solo un ulteriore impoverimento del servizi di trasporto pubblico in città, ma che rischiano di mettere ancora in difficoltà Busitalia, la sua condizione finanziaria e, soprattutto, la tenuta dei posti di lavoro in questa importante azienda di recente salvata da Ferrovie dello Stato». Fs alle quali il Pd preferirebbe non vendere l’ultimo 30% di Umbria mobilità che rimane nelle mani pubbliche. Come spiegato nel piano di rilancio della società infatti, la Regione e gli altri entro luglio potrebbero decidere di disfarsi del pacchetto azionario, mentre così come messo nero su bianco negli atti di gara Busitalia avrebbe l’obbligo di comprarlo.

Equilibri «Gli attuali equilibri societari – scrivono nel resoconto di un incontro con i lavoratori iscritti al Pd di UM il segretario Leonelli e i consiglieri regionali Locchi e Mariotti – rappresentano una condizione utile e da preservare. Per il Pd non è questo, al momento, un tema da riaprire e mettere all’ordine del giorno; altre sono le priorità, e a quelle bisogna impegnarsi a dare risposta». «Ora – spiegano – si è in una fase nella quale è fondamentale consolidare quanto sin qui fatto. In primo luogo con la adozione di atti cogenti di indirizzo e programmazione, a partire dal nuovo piano regionale dei trasporti e da quello di bacino. Inoltre sostenendo un coerente piano di riorganizzazione della azienda unica regionale che metta a valore le opportune economie di scala e, insieme, il lavoro, le sue condizioni, le sue tutele. E ancora dando piena attuazione alle clausole di garanzia sociale in rispetto degli accordi sottoscritti con le organizzazioni dei lavoratori».

Twitter @DanieleBovi

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