«Dove ci si accoglie e le relazioni sono custodite, Dio si fa presente, Dio torna a nascere. E con lui, torna ad accendersi la vita. La tua, la vita della famiglia, della comunità, della stessa società». È un passaggio dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Perugia Ivan Maffeis durante la celebrazione della notte di Natale nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia gremita di perugini e anche di turisti. La celebrazione, animata dalla Corale Laurenziana, si è conclusa con la deposizione del bambinello nel presepe da parte dell’arcivescovo.

Nell’augurare «buon Natale a ciascuno, a tutti», monsignor Maffeis ha ricordato che «nel mistero di questa notte santa ciascuno di noi è qui per cercare un suo posto nel presepe. La notizia, che riempie di speranza, è che – attorno questo “bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” – questo posto c’è: per me, per te, per ciascuno. La tradizione ci rappresenta il presepe popolato da tante figure, che rimandano alla vita quotidiana: accanto ai pastori, ci sono il falegname e il calzolaio, la lavandaia, il pescatore, il fabbro… Questa sequenza di mestieri – come ha indicato in questi giorni Papa Leone – “ci ricorda che tutte le nostre attività, le nostre occupazioni quotidiane, acquistano il loro senso pieno nel disegno di Dio, che ha il suo centro in Gesù Cristo”».

E ancora: «È come dire – ha precisato l’arcivescovo – che ognuno di noi partecipa a questa notte santa con tutta la propria storia personale, familiare e professionale: l’impegno del lavoro e delle responsabilità che la vita ci ha affidato non solo non distolgono dal canto degli angeli, ma sono la nostra voce, la voce della nostra risposta. Natale celebra la vita, da quella che nasce nel grembo materno a quella che ti chiama ogni giorno a affrontare il mare aperto: la vita accade nella misura in cui sappiamo stare nella realtà, uscire dal porto di sicurezze effimere e affidarci, alzare la vela e dar fiducia.Per farlo abbiamo bisogno di poco: bastano una mangiatoia e il calore di una Madre che ci avvolga con lo sguardo del cuore. Dio stesso non ha chiesto di più per nascere. È entrato nudo nel tempo, rivestito della fragilità che accompagna ogni figlio d’uomo».

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