Una mensa scolastica (foto archivio Fabrizi)

Casse a secco e incertezza sui programmi dell’amministrazione comunale. Tornano a farsi sentire i presidenti delle associazioni genitori e comitati mensa delle scuole servite dal Comune di Perugia. «Vogliamo manifestare – scrivono – la grande preoccupazione derivante dal fatto che il Comune non intende incontrarci prima della prossima settimana nonostante i nostri ripetuti solleciti in tal senso». I problemi sono di due ordini e riguardano in primis ciò che palazzo dei Priori vuole fare a proposito del servizio. Le intenzioni, manifestate mesi fa, sono quelle di mettere fine, a partire dalla conclusione di quest’anno scolastico, alla possibilità che i genitori acquistino il cibo che poi viene cucinato nelle scuole.

LA POLEMICA GENITORI-COMUNE

Le richieste Nelle settimane scorse, i genitori hanno chiesto un anno di ‘cuscinetto’ in cui mantenere in vigore l’attuale sistema e ottenuto un tavolo tecnico con palazzo dei Priori dove discutere della vicenda. Pochi giorni fa invece sul tavolo delle trattative hanno messo un documento con il quale si propongono due cose: possibilità di poter continuare a compare il cibo stipulando con il Comune una convenzione gratuita e affidare il cosiddetto «scodellamento» ad un privato solo per un anno, in attesa di un ripensamento complessivo di tutto il servizio. I genitori «chiedono quotidianamente di sapere quale sia la risposta del Comune ed attendono con impazienza di conoscere le sorti del servizio, in considerazione anche del fatto che l’anno scolastico volge ormai al termine».

LE PROPOSTE DEI GENITORI

Casse a secco Mercoledì poi i presidenti delle associazioni hanno tirato fuori anche un altro problema, ovvero «il ritardo accumulato dall’Amministrazione nell’erogazione dei fondi previsti per la refezione», tanto che «le casse delle associazioni sono a secco». Il meccanismo funziona in questo modo: i genitori pagano le rette e poi il Comune gira i soldi che i genitori usano per pagare i fornitori. Un meccanismo però che rischia di incepparsi: «Si attende ancora – scrivono infatti i genitori – il pagamento del mese di febbraio 2015, con il rischio verosimile di insolvenza verso i fornitori e, nell’ipotesi più estrema, di sospensione delle forniture e conseguentemente della somministrazione dei pasti ai bambini per causa di forza maggiore».

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