Perugia: «Cresca nel cuore di tutti il fuoco della carità, che infiammò san Lorenzo». L’ha detto durante l’omelia l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, pronunciata durante la celebrazione eucaristica della solennità del santo diacono e martire, titolare della chiesa cattedrale
La festa di Perugia E’ sempre molto sentita a Perugia la solennità di san Lorenzo diacono e martire, titolare della chiesa cattedrale, che la Chiesa celebra il 10 agosto. Per la comunità civile ed ecclesiale perugina è anche occasione di dare il benvenuto ai diversi sacerdoti esteri, che giungono ogni anno, in estate, nel capoluogo umbro dai cinque continenti per apprendere la lingua italiana presso l’Università per Stranieri. Al termine della celebrazione in San Lorenzo, i sacerdoti ospiti, accompagnati dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, sono stati ricevuti a Palazzo dei Priori dai rappresentanti dell’Amministrazione comunale.
Il vescovo Mons. Bassetti, in duomo, ha rivolto un caloroso saluto al rappresentante del sindaco, l’assessore Ilio Liberati, al nuovo rettore dell’università per Stranieri, Giovanni Paciullo, e al nuovo prefetto di Perugia, Antonio Reppucci, che si è insediato proprio in questi giorni. Nell’omelia l’arcivescovo ha detto: «Un chicco di grano, come ci ha detto il Vangelo, che, caduto in terra, ha portato molto frutto. Non si preoccupò il Santo di possedere i beni di questo mondo, non accumulò ricchezze, ma comprese che “chi dona ai poveri è a Dio che impresta”. Era forte, generoso, ma soprattutto incandescente di Spirito Santo, per cui ben a ragione san Leone Magno poté dire: “il fuoco che bruciava fuori era più debole di quello che ardeva dentro».
Il messaggio «Fratelli e sorelle, il brano evangelico che è stato appena proclamato – ha proseguito mons. Bassetti – ripropone alla nostra Chiesa e a tutti coloro che vogliono essere veri discepoli del Signore la radicalità dell’esperienza cristiana: “perdere se stessi” di fronte ad un mondo, un modo di pensare organizzato su delle logiche che ben poco hanno a che fare col Vangelo. Ma è altrettanto necessario anche “perdere se stessi” di fronte ad un certo modo di vivere e di pensare all’interno della stessa Chiesa e delle nostre comunità cristiane».
L’esortazione «Nell’orizzonte della nostra città – ha detto ancora il vescovo – devono essere soprattutto i laici cristiani a dare testimonianza della loro vocazione secolare, costruendo una politica tesa al servizio del bene comune. Il filo conduttore di tutto questo sarà sempre il cordiale rapporto fra Chiesa e società degli uomini, per essere pronti ad affrontare insieme le nuove sfide. Cresca nel cuore di tutti il fuoco della carità, che infiammò san Lorenzo, che, caduto in terra come ogni seme, ha prodotto un albero i cui rami e frutti giungono fino a noi. Lorenzo, diacono, martire, celeste nostro patrono, aiutaci ad amare Cristo, i giovani e la Chiesa, che tu hai fecondato col tuo sangue».
