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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 15:17

Perugia, famiglie di un solo componente e boom di lavoratori: com’è cambiato il centro in un decennio

Lo studio dell’Associazione nazionale dei centri storici e del Cresme: in sei casi su dieci nuclei composti da una sola persona

Via Mazzini, pieno centro storico di Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Da una parte una popolazione di residenti, fatta ad esempio da studenti, single, anziani soli o comunque famiglie di un solo componente, che non è aumentata, dall’altra la grande crescita di coloro che per necessità o per scelta hanno deciso di lavorare in centro. La fotografia di come è cambiato il centro storico di Perugia nel corso di un decennio, quello che abbraccia gli ultimi due censimenti, l’ha scattata l’Associazione nazionale dei centri storico-artistici che, nei giorni scorsi, ha presentato insieme al Cresme un’indagine nazionale sull’evoluzione e sul ruolo svolto dai centri storici dei capoluoghi di provincia. Lo studio, che ha il merito di puntare un faro su realtà sulle quali non si fanno ricerche da tanti anni, vuole capire quali sono i principali processi in corso, cosa deve fare la politica locale e nazionale, qual è il nuovo ruolo degli operatori economici. Temi di stretta attualità per l’acropoli perugina, dove si registra il pressing del mondo del commercio per un restringimento della Ztl.

ASSOCIAZIONI: «ZTL VA BENE COSÌ COM’È»

Spopolamento Per molte delle analisi oggi disponibili lo spopolamento dei centri storici è l’elemento più visibile della crisi attuale, anche se non il solo. E tuttavia, ad un esame più attento, il quadro complessivo appare diverso. I dati sui 109 centri storici mostrano infatti che vi sono da una parte realtà che stanno attirando popolazione, dinamiche e in piena trasformazione, mentre altri centri storici sono in crisi profonda, in stato di abbandono, con gravi problemi gestionali e occupazionali. «I dati che l’indagine ci offre – spiega lo studio – sono sufficienti a sollevare l’allarme per una situazione in rapida e continua trasformazione. Senza una nuova politica per i centri storici, le dinamiche individuate dalla ricerca potranno portare, nel giro di un decennio, a squilibri gravi e irreversibili».

I COMMERCIANTI DEL CENTRO: «ZTL DA RIVEDERE»

Le famiglie Per quanto riguarda Perugia, il 58 per cento delle famiglie è composto da un solo componente, dato che piazza il capoluogo al quarto posto in Italia. Queste famiglie sono 2.863 in tutto, con un aumento del 15 per cento durante il periodo considerato (36esima posizione in Italia). Di queste il 58 per cento è composta da una sola persona e il 20 per cento da due, con un aumento che vede Perugia quarta in Italia. Lo studio si occupa anche della popolazione straniera, che è l’11 per cento del totale. Complessivamente i residenti sono 5.242, appena un centinaio in più rispetto a dieci anni prima, con un trend di aumento della popolazione giovanile che vale la metà classifica; a fare da contraltare il pesante calo della popolazione anziana: 1.098 in meno, in percentuale tra i più elevati. «I centri storici oggi – sottolinea l’analisi – sono abitati stabilmente da single, anziani soli, studenti, separati con figli o coppie senza figli. Non è più la famiglia a far vivere questa parte di città. Roma con il 62% delle famiglie residenti nel centro storico composte da un unico componente emerge tra tutte, seguita da Genova, Bologna e Perugia nelle quali si attestano al 58 per cento».

I lavoratori L’altro fenomeno riguarda l’aumento di coloro che lavorano in centro. In tutti gli addetti di imprese, istituzioni e associazioni non profit sono ben 12.534, 4 mila in più rispetto a dieci anni prima: +47,6 per cento mentre la media nazionale è sotto il 20 per cento; numeri che valgono il 22esimo posto in Italia per una città che ha 2,4 addetti per ogni abitante contro una media italiana di 2,2. L’analisi prende in considerazione anche la consistenza del patrimonio immobiliare e il suo valore in una città dove tantissimi proprietari, nel corso dei decenni, hanno deciso di mettere gli appartamenti in affitto frazionandoli e creando molte camere, tanto che in molti casi si tratta di case adatte più a studenti che a famiglie. In tutto si parla di 3.650 abitazioni per 374 mila metri quadrati e un valore di 674 milioni di euro. Ben 955 però non sono occupate e secondo i dati risalenti al 2016 Perugia è 15esima in Italia per lo scostamento che c’è tra il prezzo medio delle abitazioni del centro e quello del resto dell’area urbana (1.943 euro a metro quadro, quasi il 30 per cento in più). Per chi deve pensare o ripensare il futuro dell’acropoli tanti dati utili su cui ragionare.

Twitter @DanieleBovi

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