La firma della convenzione

Dopo oltre un millennio di presenza, i monaci benedettini lasciano l’abbazia di San Pietro e il suo monastero, che da martedì sono passati ufficialmente sotto la gestione dell’Arcivescovado di Perugia. La decisione segue la morte di padre Martino Siciliani, ultimo punto di riferimento della comunità monastica, e chiude una lunga stagione che ha intrecciato spiritualità, ricerca e vita culturale.

Riconoscenza A darne notizia è stato il vicepresidente della Fondazione per l’Istruzione agraria, Antonio Bartolini, che ha ricordato come l’istituzione da oltre un secolo sia proprietaria del complesso monumentale di San Pietro e dei terreni agricoli collegati. Bartolini ha espresso la riconoscenza della Fondazione verso l’arcivescovo Ivan Maffeis: «La Fondazione ringrazia l’arcivescovo per questo compito oneroso, senza il quale una storia millenaria si sarebbe chiusa». Ha inoltre manifestato l’auspicio che «il monastero sia destinato a ospitare gli studenti meritevoli e bisognosi».

Convenzione Il passaggio di consegne è stato definito con una convenzione siglata martedì tra la Fondazione e la Curia, in accordo con l’abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura, cui San Pietro faceva storicamente riferimento. Il legame con l’ordine monastico non verrà interrotto: un accordo firmato a settembre con l’abate dom Donato Ogliari affida infatti all’Archivio di San Pietro la gestione dell’archivio privato dei monaci, sotto la cura dell’archivista Andrea Maiarelli e la vigilanza della Soprintendenza Archivistica.

L’Osservatorio Un’ulteriore convenzione garantisce continuità all’Osservatorio sismico, che resterà attivo grazie al gruppo di docenti che collaboravano con padre Siciliani, coordinati dal professor Arcaleni. Bartolini, che conclude con questo passaggio il suo mandato alla guida della Fondazione, ha annunciato anche l’intenzione di proporre al Consiglio di amministrazione l’affidamento al Rione di San Pietro della gestione dell’ex legatoria del complesso, da utilizzare per attività culturali e comunitarie, comprese quelle legate alla manifestazione Perugia 1416. «Feci quam potui, faciant meliora potentes», ha scritto in chiusura, ringraziando il rettore Maurizio Oliviero, i consiglieri e i dipendenti della Fondazione.

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