Un cocktail (foto di Nick Rickert da Unsplash)

di Daniele Bovi 

Un tavolo ad hoc sulla «mala movida», contrasto alla violenza di genere, più controlli di polizia amministrativa e non solo. Sono queste alcune delle novità più rilevanti al centro del nuovo «Patto per Perugia sicura» che sarà sottoscritto a breve da Comune, Regione, Provincia di Perugia e Prefettura. Il vecchio documento è scaduto a giugno mentre quello nuovo sarà valido fino al 31 dicembre 2025. L’obiettivo è sempre quello di «porre in essere azioni integrate e progetti specifici in materia di sicurezza urbana integrata, su aree di intervento ritenute prioritarie per la sicurezza, la vivibilità e la coesione sociale della comunità», portando avanti percorsi di ascolto del territorio e diverse forme di collaborazione tra istituzioni.

Gli obiettivi Tra gli interventi prioritari oltre a quelli relativi a sicurezza (contrasto allo spaccio, immigrazione clandestina e tutela di legalità e sicurezza) e sociale (l’occhio è rivolto soprattutto a situazioni di disagio riguardo a giovani e fasce deboli) entrano la riqualificazione delle aree degradate «con finanziamenti propri – è scritto nella bozza – e provenienti da altri enti pubblici o privati». Nell’ambito della cabina di regia che monitora ogni sei mesi l’attuazione del Patto è prevista poi anche la possibilità di «tavoli tematici di approfondimento sugli obiettivi che dovessero risultare non adeguatamente conseguiti».

Controlli straordinari Un articolo è poi dedicato ai «servizi straordinari di controllo del territorio», finalizzati soprattutto al contrasto di  furti, rapine, spaccio, prostituzione, violenze di genere e truffe agli anziani; il tutto con un occhio particolare alle «zone maggiormente esposte a fenomeni di illegalità diffusa e di degrado». Per quanto riguarda invece tutela del verde, degli arredi pubblici e dei parchi si parla anche della possibilità di coinvolgere realtà come quelle del volontariato o dei comitati di quartiere. 

Mala movida Su quella che viene definita «mala movida» l’obiettivo è tenere insieme le esigenze di chi vuol divertirsi e quelle dei residenti: il prefetto potrà quindi dare vita a un tavolo ad hoc al quale parteciperebbero studenti, attività commerciali e culturali, residenti e forze dell’ordine e, se necessario, anche medici e psicologi; la finalità nel complesso è quella di prevenire «forme di socialità basate sul consumo di alcool e stupefacenti».

Disagio giovanile e prostituzione Più articolato il capitolo dedicato al disagio giovanile. Il focus è sulla lotta alla dispersione scolastica, emarginazione sociale, abuso di alcol e droghe e bullismo. Per quanto riguarda droga e alcol si parla dell’opportunità di tenere un canale diretto con i presidi, con la possibilità anche di aumentare la sorveglianza in parchi, aree verdi e zone limitrofe alle scuole. Approfondito maggiormente anche il tema della prostituzione: nel documento si parla non solo di controlli ma anche di aiuto nei confronti delle donne vittime di sfruttamento.

Criminalità economica Il Patto si occupa anche della criminalità economica. Nel documento ora ci sono riferimenti anche al contrasto del caporalato e alla necessità di definire, «con priorità assoluta», un progetto operativo per la prevenzione e il controllo di traffico e spaccio di droga. L’impegno è poi quello di intensificare i controlli di polizia amministrativa a proposito di «eventuali situazioni di degrado nello spazio urbano e di disturbo dei residenti provocate dai gestori o dagli avventori, segnatamente per quanto attiene il controllo dei locali di pubblico spettacolo e dei pubblici esercizi e attività economiche in genere, con una particolare attenzione ai fenomeni che si sviluppano nella fascia serale e notturna». Obiettivo da centrare anche con il coinvolgimento di altri soggetti con competenze specifiche. Un lavoro che potrebbe sfociare anche in ordinanze relative agli orari di apertura.

Violenza di genere A proposito delle fasce deboli invece nel Patto si parla anche di violenza di genere e in particolare dell’opportunità di dare vita a progetti di reinserimento lavorativo delle donne nonché di «forme di collaborazione tra istituzioni, imprenditoria e centri antiviolenza, l’attuazione di un Programma di interventi finalizzati ad accrescere e migliorare l’offerta dei percorsi di empowerment economico finanziario, lavorativo ed abitativo al fine di sostenere i percorsi di fuoriuscita dalla violenza delle donne ed il recupero della piena autonomia delle donne sotto il profilo occupazionale, economico, abitativo e sociale». 

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