Controlli dopo uno sbarco

di D.B.

«Non ci è più possibile accogliere altri migranti, poiché le nostre disponibilità sono state già saturate dagli arrivi passati». A parlare è l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Perugia Edi Cicchi in cui prova a «fare chiarezza sulla gestione dei flussi migratori». «Innanzitutto –scrive – è necessario ricordare che coloro che sbarcano sulle coste italiane (o che vengono raccolti dalla nostra Guardia costiera) e che poi vengono accolti, non sono né richiesti dai Comuni, né i Comuni posso decidere del loro destino. Nello specifico, per quanto riguarda il nostro territorio, la Prefettura di Perugia, su indicazione del Ministero dell’Interno ha indetto un bando per l’affidamento del servizio di gestione e accoglienza nell’ambito del territorio della Provincia di Perugia, di un numero di persone pari a 671, bando che è stato assegnato ad un’Ati».

Corretta informazione «Questa puntualizzazione – sostiene l’assessore – è doverosa perché i cittadini devono essere correttamente informati sul fatto che i Comuni questa situazione la affrontano, per quanto di competenza, ma non ne sono i diretti responsabili». Cicchi spiega poi che si è cercato, d’intesa con la Prefettura, di non concentrare eccessivamente i migranti «onde evitare situazioni ghettizzanti». Quanto a tre autobus con persone in arrivo dalla Sicilia, Cicchi osserva che queste sono state identificate in questura e poi dislocate in altri comuni della provincia di Perugia.

Nessun costo per Comuni «I comuni – aggiunge Cicchi che ricorda anche i progetti che vedono temporaneamente impegnati i migranti nella pulizia del verde pubblico -, come già detto, non hanno né potere decisionale, né nessun costo riguardo alla gestione e all’accoglienza, poiché ricadono completamente sulle Prefetture attraverso il Ministero dell’Interno. Sotto diretta responsabilità dei Comuni, semmai rientra l’accoglienza e la gestione dei minori, a prescindere dalla nazionalità o dalla provenienza, come prevede la legge 328/2000, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, così come il Servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati (lo Sprar), sempre finanziato dal Ministero, che ha permesso di creare una rete in tutta Italia per l’accoglienza non legata all’attuale emergenza sbarchi, ma per la rete di “seconda accoglienza” che attualmente trova la sua collocazione al centro immigrati di via Del Favarone».

I numeri Quanto alla cosiddetta «emergenza flussi», secondo i numeri forniti da palazzo dei Priori il bando della Prefettura affida ai gestori 671 persone fino alla fine del 2015. All’interno del territorio comunale ci sono al momento 380 persone, affidate alla coop sociale Perusia (50), all’associazione Arcisolidarietà Ora d’aria (320) e al Cidis onlus (10), ovvero i soggetti ammessi al finanziamento del servizio di prima accoglienza. Per quanto riguarda invece il centro di via del Favarone, gestito da un’Ati formata da Arcisolidarietà e coop Perusia, le persone ospitate attualmente sono 25 (la struttura può accoglierne un massimo di 50 più 15 per particolari emergenze), più altri 38 in alloggi privati destinati a questo progetto,e a ognuna di esse vengono dati 2,50 euro al giorno per le piccole esigenze.

I percorsi Così come vuole il ministero dell’Interno, i soggetti che gestiscono la struttura offrono percorsi di protezione e integrazione sociale agli stranieri in attesa di ricevere, o che hanno già ricevuto, il permesso di protezione umanitaria o lo status di rifugiati. Una volta accolti, sono messi nelle condizioni di avviare un percorso di integrazione sociale attraverso la realizzazione di attività quali l’insegnamento della lingua italiana, la consulenza legale, l’accompagnamento ai servizi, l’orientamento al lavoro e ai corsi di formazione professionale, l’inserimento lavorativo tramite i tirocini extracurriculari. Il periodo di permanenza di ogni beneficiario va da sei mesi ad un anno. Al momento le nazionalità più rappresentate sono Pakistan (13), Afghanistan (9), Ghana (12), Nigeria (9), Somalia (8) e Mali (6). A queste persone vanno aggiunti poi undici minori non accompagnati.

Twitter @DanieleBovi

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