Bruno Bracalente (foto U24)

di Daniele Bovi

Un milione di euro. Tanto, se le promesse del ministro della Cultura Dario Franceschini si trasformeranno in realtà, potrebbe valere la decisione del governo di nominare per il 2015 Perugia, Siena, Cagliari, Lecce e Ravenna capitali italiane della cultura. A beneficiare del titolo quindi, così come stabilito venerdì dal Consiglio dei ministri, saranno le cinque città uscite sconfitte dalla selezione per diventare Capitale europea della cultura 2019 che, come noto, sarà Matera. Quanto alle risorse, inizialmente si era parlato di uno stanziamento intorno ai 200 mila euro, mentre nei giorni scorsi Franceschini si è impegnato ad alzare l’asticella fino a quota un milione per ognuna delle cinque città.

Titolo annuale Dal 2016 invece il progetto dovrebbe diventare più strutturale: almeno secondo gli intenti del ministro, verrà attivata una procedura che porterà alla nomina di una città ogni anno. Stando a quanto scritto nel decreto Art bonus «al fine di favorire progetti, iniziative e attività di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano, anche attraverso forme di confronto e di competizione tra le diverse realtà territoriali, promuovendo la crescita del turismo e dei relativi investimenti», si dà vita al «Programma Italia 2019». Attraverso questo Programma ogni anno verrà assegnato il titolo di Capitale italiana della cultura scelta con una «apposita procedura» che sarà definita con un prossimo decreto del Ministero.

LE MOTIVAZIONI DELLA BOCCIATURA DI PERUGIA 2019

Risorse Le risorse da garantire alle città dovrebbero arrivare dai fondi comunitari relativi alla programmazione 2014-2020, e in particolare dal Fondo per lo sviluppo e la coesione. Tornando a Perugia 2015, secondo il presidente della Fondazione Perugiassisi2019 Bruno Bracalente, l’assegnazione del titolo rappresenta «un importante risultato del lavoro svolto in questi anni e un concreto riconoscimento della qualità di tutti i progetti presentati dalle città finaliste». Il titolo «permetterà ora di realizzare – prosegue Bracalente – una parte del programma culturale predisposto per la candidatura europea e di restare anche nel prossimo anno tra le città protagoniste della scena culturale italiana».

BRACALENTE: «UNA BOCCIATURA IMMERITATA»

L’appello Da ultimo il presidente si rivolge a «istituzioni e soggetti privati» affinché si dia «seguito al lavoro fatto in questi anni e di impedire che venga vanificato il grande investimento sul futuro che la candidatura europea ha rappresentato». Ed è infatti proprio il futuro della Fondazione a rappresentare un’incognita rilevante per il futuro, anche pensando alla volontà di tentare nuovamente la sfida per diventare Capitale europea dei giovani 2018. Degli oltre 200 soggetti coinvolti quanti avranno la volontà di dare ancora una mano? E a quali condizioni?

L’addio della Camera Prevista la scorsa settimana, la riunione in Fondazione tra alcuni dei soci principali proprio per discutere del futuro non si è tenuta, almeno ufficialmente, per impegni della Regione. Insomma, il destino di quella che era stata pensata come un’arma in più per vincere il titolo 2019 è tutt’altro che chiaro. Di sicuro, come riportato domenica da Umbria24, dalla compagine si sfila un soggetto importante come la Camera di commercio di Perugia, che da gennaio non garantirà più risorse.

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Perugia Capitale italiana della cultura 2015, un milione sul piatto. L’incognita della Fondazione”

  1. Perugia ha perso il titolo di Capitale Europea della Cultura, rassegnatevi.

    Inventare il premio di consolazione italiano da estendere pure a turno a tutte le altre citta’ per non scontentare nessuno e’ semplicemente ridicolo.

    E’ come perdere il Gran Premio di Formula Uno e farsi una premiazione da soli dentro ai box.

    Spero almeno che il milione di euro venga destinato a scuole e ospedali e non dirottato dentro le fondazioni come temo che accadra’…

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