di Antioco Fois
Se fido diventa aggressivo c’è lo psicologo. E in cura vanno cane e padrone. L’ultimo caso risale a martedì, con l’emissione da parte del sindaco di Perugia di un’ordinanza a tutela dell’incolumità pubblica, indirizzata alla proprietaria di un animale considerato responsabile di alcune aggressioni nella zona di corso Cavour a danno di altri cani, uno dei quali morto in seguito alle ferite.
Morsicatore 3 Su indicazione del servizio veterinario della Usl1 del Perugino, che ha classificato l’esemplare di american staffordshire terrier come «morsicatore 3», il massimo nella scala dell’aggressività, il Comune ha disposto alla proprietaria di andare a lezione col proprio fido per ottenere un «patentino» di idoneità al possesso del cane, oltre a fare sottoporre l’animale a valutazione comportamentale da parte di un veterinario comportamentalista «per determinare – si legge nell’atto del primo cittadino – l’eventuale presenza di una condizione patologica e prescrivere un eventuale idoneo protocollo terapeutico riabilitativo». Sul versante della tutela, la proprietaria del cane schedato dalla Usl dovrà stipulare «una polizza assicurativa di responsabilità civile per danni contro terzi». E per le passeggiate fuori casa sarà obbligatorio «guinzaglio e museruola in aree urbane e luoghi aperti al pubblico».
300 denunce Al «morsicatore» Asl e Comune hanno applicato il massimo delle misure previste dalle norme regionali, che dal 2010 regolano un fenomeno piuttosto frequente. Solo l’anno scorso, infatti, le denunce di aggressioni e morsicature di cani sono state circa 300 nei comuni della Asl 1 del Perugino e ad ora i cani schedati come pericolosi sono 70, di cui 40 dovranno seguire un corso di riabilitazione comportamentale assieme ai rispettivi padroni, mentre 30 lo hanno già frequentato.
Sorveglianza Il programma di sorveglianza inizia dal pronto soccorso e dagli ambulatori veterinari, in seguito alle segnalazioni di aggressione. Al servizio sanitario spetta poi la valutazione «del binomio cane-proprietario, per capire se l’animale rappresenti un rischio per l’incolumità pubblica», spiega Umbria24 Stefania Mancini, responsabile della sezione Igene urbana e prevenzione del randagismo della Usl1. A seconda della valutazione, il cane considerato responsabile di un’aggressione viene classificato come «morsicatore» con una scala crescente da 1 a 3, con prescrizioni che, come accennato, prevedono la frequenza al corso per il «patentino» e la visita di un veterinario comportamentale. La Usl1 «ha già portato a termine un corso per il “patentino” l’anno scorso – continua la dirigente del servizio sanitario – al quale hanno partecipato una trentina di iscritti. A breve ne inizierà un altro a Bastia con altri 30 iscritti (“morsicatori” 2 e 3), mentre a Perugia ce ne sono altri 10 in attesa».
Rieducazione Bene insomma. I cani «disadattati» verranno rieducati, segno che il sistema di controllo funziona. Mica tanto. «Il problema – commenta Stefania Mancini – è che col sistema attuale possiamo intervenire solo dopo che la morsicatura è già avvenuta. Non possiamo agire per impedirla. In via preventiva bisogna reintrodurre la black list delle razze pericolose. Non è che il rottweiler è un cane cattivo, ci sono razze di piccola taglia di indole più aggressiva, ma vista la stazza in caso di attacco può causare ferite molto serie. I proprietari di questo genere di cani devono essere consapevoli del carattere e delle esigenze del proprio animale. Tenere alcuni cani di grossa taglia è come guidare un autotreno, ci vorrebbe una patente specifica per conoscerne i rischi e sapere come comportarsi».
Cultura diffusa C’è allora da chiedersi se in Umbria sia diffusa la giusta cultura per educare gli amici a quattro zampe. «C’è ancora da lavorare – spiega la responsabile della sezione di igiene urbana – in Umbria, dove c’è una grande commistione con la cultura rurale, il cane viene spesso considerato un animale da utilità, per la guardia, la custodia del gregge o la caccia. Bisogna accrescere l’attenzione sul carattere e le esigenze di ciascuna specie. Ma i problemi più grossi – conclude il medico della Usl – vengono dalle fasce di popolazione giovane. La giovane coppia che prende il dogo, e poi lo tiene in casa col figlio piccolo, o il ragazzo che vuole il cane di grossa taglia per farsi vedere, scegliendo certe specie con troppa leggerezza e poca consapevolezza di come trattarle».
