Francesco Calabrese

di Daniele Bovi

Niente scuse e niente ritrattazioni. Dopo il nulla di fatto della settimana scorsa lunedì in consiglio comunale buona parte della seduta di lunedì è stata occupata dal dibattito sulle frasi dell’assessore Francesco Calabrese che, nei giorni passati, hanno scatenato il pandemonio. Un Calabrese che non ha fatto un passo indietro: «Le spaccate? Possiamo liquidarle come meglio si ritiene. Non io – ha detto – ma coloro che hanno osservato questi fenomeni hanno parlato di fatti anomali». Intorno a questa serie di spaccate l’assessore si era domandato se per caso non si sentisse «l’odore acre delle intimidazioni», sparsosi in special modo dopo la vittoria elettorale di giugno che ha portato con sé la «rottura di un sistema». Frasi che hanno fatto saltare sulle sedie l’opposizione.

Fatti anomali Un’opposizione che lunedì in aula ha riportato quanto detto dal questore Carmelo Gugliotta («la criminalità organizzata non c’entra»), e che Calabrese non ha commentato. «Chi ha osservato questi fatti – ha detto ancora Calabrese – ha parlato di azioni molto professionali e coraggiose a fronte di nessuna resa. Tutto ciò è stato vissuto come una forma di intimidazione. In quale direzione non lo so. Io mi sono sentito di porre una domanda, poi utilizzata in modo strumentale». Calabrese a proposito del suo post e della sua intervista ha parlato della necessità di una «prima reazione civile: bisogna tenere la schiena dritta. Poi mi dispiace per chi ci ha voluto leggere altro. Spero che con l’opposizione almeno su questi temi ci possa essere condivisione».

IL CASO CALABRESE

Covo freddo? Queste parole arrivano alla fine di un lungo intervento (nel corso del primo Calabrese ha letto le parole pronunciate dal presidente della commissione regionale contro ile infiltrazioni Paolo Brutti), partito con l’assessore che ricorda la sua attività in consiglio comunale. Lunghi anni in cui «non ho mai pensato che i miei interlocutori fossero collusi: e ora sarei impazzito?». «Già dalla fine degli anni ’90 – ha detto in aula – dicemmo che il pericolo era l’insediamento criminale e che le organizzazioni avevano assunto un ruolo importantissimo. Prima hanno fatto riciclaggio, poi sono diventate una holding di tutto». «I fatti – ha detto ancora – si sono incaricati di testimoniare che Perugia è uno snodo decisivo nelle cartografie criminali». A non convincere l’assessore è anche la definizione di Umbria come «covo freddo», ossia una regione dove le varie organizzazioni ripuliscono il denaro sporco e si insinuano. «Questa teoria è pericolosa. Le infiltrazioni sono una peste e vanno contrastate con consapevolezza».

Inutile fiume di parole Parole che non convincono l’opposizione, in primis il Pd che parla di «un inutile fiume di parole senza nemmeno una risposta». «Alle nostre semplici e dirette domande sulle sue illazioni riguardo l’esistenza di legami tra le spaccate in centro, le intimidazioni mafiose e le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nelle istituzioni – scrive il Pd -, l’assessore Calabrese è stato soltanto in grado di parlare 40 minuti, perdendo tempo con un patetico amarcord sul suo passato politico. Non una risposta alle richieste di chiarimento che arrivavano da tutta la città. Non una parola sulle smentite di questore, procuratore e sottosegretario alle sue dichiarazioni. Ha parlato a lungo senza dire nulla».

Le domande del M5S Nel dibattito il Movimento 5 Stelle avrebbe voluto che entrasse il sindaco: «Andrea Romizi – ha detto Cristina Rosetti – deve intervenire». La mozione però è stata bocciata con 17 no e 11 sì, mentre l’ordine del giorno della maggioranza è stato approvato con 18 voti a favore e 7 contrari (il M5s non ha votato). Il capogruppo del M5S ha spiegato che «non è la teoria negazionista che stiamo discutendo. Se lei ha dati oggettivi su queste connessioni li dica. Lei ne sa più del questore? Quali sono questi equilibri che si sono rotti? A chi vengono mandati messaggi trasversali? Non pensa che le sue affermazioni possano da adito a qualche allarmismo? Sono dichiarazioni gravi non supportate da alcun fatto oggettivo? Ci dia dati oppure significa che apre bocca e gli dà fiato».

La maggioranza Dai banchi della maggioranza invece Piero Sorcini (FI) ha detto di non credere che le «affermazioni di Calabrese volessero dire nulla in particolare. Ha dato un’interpretazione di quello che è successo e non vedo connessioni con la richiesta di dimissioni». Secondo Franco Ivan Nucciarelli (Perugia rinasce) invece, «la necessità di un contrasto della malavita è stata sottovalutata in passato. La tolleranza indiscriminata delle amministrazioni precedenti ha prodotto effetti dannosi per il territorio comunale. Questi episodi sono anomali e quasi sicuramente fanno parte di una strategia precisa».

Twitter @DanieleBovi

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