Il cardinale durante le celebrazioni

«Anche se fossimo presi da mille preoccupazioni e occupazioni, è doveroso lasciarci coinvolgere dai drammatici fatti che segnano gli ultimi giorni del Figlio di Dio, come abbiamo ascoltato dalla Passione di Luca». Così ha esordito nella sua omelia il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti in una gremita cattedrale di San Lorenzo, dove si è festeggiata la domenica delle palme con la benedizione dei ramoscelli d’ulivo, la processione e la celebrazione eucaristica in cattedrale. Ricordando l’ingresso di Gesù a Gerusalemme Bassetti, al quale Papa Francesco ha affidato le meditazioni della Via crucis che si terrà venerdì, il cardinale ha detto che «aono giorni che dimostrano fino a che punto Gesù ci ha amati. Lo aveva capito benissimo il buon ladrone sull’alto della croce quando gli disse: “Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”». Il cardinale ha richiamato l’attenzione dei fedeli sui «due fatti centrali» della liturgia della Domenica delle Palme. «Il primo è l’ingresso di Gesù in Gerusalemme; il secondo è il racconto della sua passione e morte».

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La croce Bassetti ha parlato poi del simbolo della croce («quando il dolore è insopportabile, appoggiamoci a essa»), di cui «la moda si è impossessata perfino della croce e l’ha ridotta ad un semplice oggetto decorativo. Nei tempi passati poteva sembrare questo una bestemmia. Per molti la croce è diventata addirittura un incubo da rimuovere a tutti i costi. A quanta gente sentiamo dire: “viviamo e godiamo quei tre giorni di vita che abbiamo e di cosa stiamo a preoccuparci?”. Ma per chi crede, per chi ama Gesù, la croce è un mistero di liberazione e di amore. Certo, la croce ci porta e ci sostiene ma a una condizione, quella che anche noi la vogliamo abbracciare come ha fatto Gesù. Se la scartiamo continuamente, è chiaro che poi andremo per la nostra strada. Dove c’è la croce la risurrezione è vicina». A proposito del martirio il cardinale si è detto convinto che «che Dio permette tutto questo per la conversione del mondo. Nel pregare spesso per coloro che sono perseguitati perché hanno il coraggio di testimoniare fino in fondo il nome di Cristo, dico a me stesso e lo dico a voi, vedendo oggi tutti questi martiri, quindi tutte queste croci, vedo un atto di fede profondo che vuol dire che la risurrezione è vicina».

Porta santa Al termine della celebrazione il cardinale ha ricordato che «questa Settimana Santa è il “cuore” di tutto l’anno liturgico, perché ci ripresenta ed attualizza il mistero pasquale, cioè la passione, la morte e la risurrezione del Signore. È una settimana che va vissuta con intensità, con preghiera e con raccoglimento. Quest’anno siamo favoriti anche dal Giubileo della misericordia ed attingiamo con abbondanza questa misericordia dal cuore di Cristo». «Abbiamo la bellissima Porta Santa della nostra cattedrale, aperta tutto il giorno. La Porta Santa è la ferita del corpo di Cristo da cui passa la grazia e la salvezza. Questa Porta sia particolarmente varcata durante la Settimana Santa nell’avvicinarci al sacramento della penitenza affinché sia un atto di vera conversione. Ricordiamoci – ha concluso il cardinale – che Papa Francesco ci ha fatto un grande dono, il Giubileo della misericordia, e saremo dei superficiali se non ne usufruissimo a piene mani».

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