di Daniele Bovi
In attesa che il tavolo tra il Comune di Perugia e i gestori produca qualche effetto, la ‘battaglia’ del rumore in centro storico va avanti. Negli scorsi giorni infatti Palazzo dei Priori, dopo l’ennesimo esposto di un residente, ha firmato un’ordinanza che impone una serie di limitazioni a un locale dell’acropoli già finito nel mirino nei mesi scorsi. Entro pochi giorni dalla notifica i gestori avranno l’«obbligo di chiusura delle porte» e quello di «adottare ogni intervento idoneo a inibire lo stazionamento degli avventori fuori della porta del locale». Il problema infatti è il chiacchiericcio e dunque nessuno, almeno stando all’ordinanza, potrà rimanere fuori a bere un drink e parlare. Con l’esposto, il quarto, il residente ha chiesto all’Arpa di fare le verifiche fonometriche allo scopo di accertare il rispetto dei limiti imposti dalla legge.
L’ordinanza Sopralluoghi e rilievi sono stati fatti nei primi giorni di febbraio nella camera da letto del residente, che si trova davanti all’ingresso del locale. «Le sorgenti sonore selettivamente identificabili nella sera del rilievo – scrive il Comune – erano il rumore provocato dagli avventori del locale che sostavano fuori della porta del locale a ridosso della finestra della camera da letto dell’esponente e dalla musica prodotta all’interno che si diffondeva in concomitanza dell’apertura della porta di ingresso del locale». In casi come questi, scrive Arpa, oltre al limite assoluto va misurato anche il valore limite differenziale, cioè la differenza tra il rumore ambientale e quello residuo che non può essere più di cinque decibel dalle 6 alle 22 e di tre dalle 22 alle 6.
Misurazioni Nel corso dei rilevamenti fatti da Arpa «è stato misurato un valore differenziale crescente dalle ore 22.28 alle ore 00.13». In particolare 9,9 decibel (quindi +6,9 rispetto al limite), 13 (+10) e 19 (+16,5). Un tema, quello del rumore e del rapporto tra residenti e gestori dei locali, di cui inevitabilmente, visto l’arrivo della bella stagione, si discuterà nelle prossime settimane.
Aggiornamento del 14 marzo: pubblichiamo il testo della lettera inviataci da Vito Russo
Le scrivo per precisare, riguardo alla notizia che avete pubblicato ieri sera sul rilievo fonometrico effettuato nelle vicinanze di un locale del centro storico, che l’ultimo esposto non è stato firmato da una sola persona ma da quaranta, che costituiscono un intero quartiere. Anche gli altri esposti sono stati firmati da molte persone. L’esponente cui fate riferimento è uno dei più danneggiati dagli schiamazzi notturni in quanto la finestra della stanza in cui dorme si trova a 3,20 metri di distanza dall’ingresso del locale e dietro questa finestra, quasi tutte le sere, si forma un gruppo di persone che fumano, che gridano, ridacchiano, fanno rumore e non permettono di dormire fino a notte fonda. Per quanto riguarda il rumore misurato che secondo voi corrisponde al “fruscio di foglie” credo voi vi sbagliate di grosso perché il fruscio di foglie semmai ha sempre aiutato a dormire. Perché non provate voi a dormire con 30-40 persone che vi urlano dietro la finestra? Credo che il Sindaco e l’Arpa siano solo da ringraziare perché non fanno altro che rispettare la legge e preoccuparsi della salute delle persone.
Ing. Vito Russo
Risposta dell’autore: nella versione precedente del testo si faceva riferimento, senza spiegarlo con sufficiente precisione, al valore di 20 decibel che corrisponde, come spiegano le scale fonometriche, a qualcosa di simile al fruscio delle foglie o comunque a un rumore molto debole. Ovviamente il rumore prodotto dal locale non è paragonabile a quello del fruscio delle foglie dato che si tratta, come scritto nell’articolo, di valore limite differenziale. Il tutto però non era spiegato con precisione sufficiente e ce ne scusiamo.
