di Daniele Bovi

Da una parte le facce sorridenti dei bambini che giocano, dall’altra quelle tirate di genitori, maestre e personale della scuola di infanzia Santa Croce di Perugia, la più antica istituzione laica per l’istruzione materna di tutta l’Umbria che da venerdì sarà in stato di agitazione. Dei problemi che attanagliano l’istituto montessoriano si è parlato giovedì mattina nel corso di un’assemblea con genitori, sindacati e membri del personale, che da tre mesi non vedono lo stipendio e che hanno annunciato l’indizione di uno sciopero da tenere prima del 25 aprile.

I problemi I problemi dell’istituto sono noti da mesi: come riferito dal presidente del cda Ivana Mascelloni settimane fa, c’è un passivo di 450 mila euro accumulato nel corso degli anni e un Comune che ha deciso di non andare oltre i 70 mila euro stanziati nell’anno precedente e che chiede due cose: una ristrutturazione del debito e un piano di razionalizzazione. La Santa Croce, fondata nel 1861, è un ex Ipab (Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza) dove i soci principali sono il Comune e il Sodalizio di San Martino, con palazzo dei Priori che nomina quattro membri del cda su cinque. Da decenni nelle sale di questo ex convento delle carmelitane i bambini vengono educati con il metodo Montessori, mentre dal 2001 il Ministero ha riconosciuto la scuola come paritaria.

FOTOGALLERY: L’ASSEMBLEA 

L’assemblea Attualmente sono circa 80 i bambini che la frequentano e 19 i membri del personale. In sala ci sono Patrizia Mancini della Cgil, Massimiliano Speranzini della Cisl e Jacky Mariucci della Uil. Sindacati che chiedono «un progetto per il futuro – ha detto Mancini – di integrazione e valorizzazione della scuola. Serve un intervento immediato e strutturale e ben venga, in caso, anche la Regione». Nel medio-lungo periodo l’idea del sindacato è quella di trasformare questa ex Ipab in un’azienda pubblica di servizio alla persona pienamente integrata tra i servizi offerti dal Comune. Nel breve invece le urgenze riguardano il pagamento degli stipendi e la necessità di avere risorse a disposizione per mandare avanti tutti i giorni la macchina.

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Situazione drammatica «La situazione – dice una maestra – dal punto di vista psicologico ed economico è drammatica. La mia famiglia ad esempio è monoreddito, perché mio marito ha perso il lavoro, e diventa davvero difficile riuscire a portare ogni mattina un sorriso a questi bambini quando si fa fatica a mettere insieme i soldi per la spesa o per l’affitto». «Questa non è la scuola dei ricchi – spiega un’altra – ma la scuola di tutti. Bisogna alzare la voce perché la stanno affossando». Da parte dei genitori c’è solidarietà: «Noi mamme siamo con voi» dice una donna con in braccio il suo bambino. Le idee che circolano a questo punto sono parecchie: c’è chi vuole coinvolgere l’Opera nazionale montessoriana («altrimenti da soli non ce la facciamo»), chi pensa a chiamare i network televisivi nazionali, chi pensa a una raccolta di firme e chi «ad andare dal sindaco in massa».

Rischio chiusura «I genitori sostengono lo sciopero – dice un papà – e il problema delle risorse va risolto entro giugno, altrimenti la scuola chiuderà». Alcuni mettono nel mirino l’amministrazione comunale: «Perché hanno interrotto il finanziamento? Possono farlo?». «Le scelte – ribatte Mancini – sono politiche. L’amministrazione non ci ha mai incontrato». I membri del nuovo cda sono rimasti alcuni minuti in assemblea («siamo rimasti male dal fatto che se ne sono andati» ha detto Mancini), chiedendo a sindacati e genitori cosa vogliono fare per risolvere la situazione. Un genitore parla di «gestione fallimentare della scuola», con la Cgil che spiega come in questo momento «siamo all’apice della crisi, in una situazione del genere non ci siamo mai trovati. Le responsabilità sono di chi governa, di chi governava e del cda che ci aveva assicurato che la situazione era gestibile».

Twitter @DanieleBovi

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