di Daniele Bovi
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Gli affitti, in questo caso quelli in nero, sono stati una delle chiavi di volta che hanno permesso ai pusher tunisini, in tantissimi casi clandestini, di proliferare a Perugia. Anche di questo si è discusso mercoledì nel corso del forum organizzato da Piacere Magazine con il segretario del Pd cittadino Franco Parlavecchio e i poliziotti del Siulp, guidati da Massimo Pici. Come evidente e come sottolineato anche nel corso dell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, un clandestino non può firmare contratti di affitto e quindi in tanti casi «si fa finta – ha detto mercoledì uno dei poliziotti – di non vedere». Gli affitti costituiscono una parte importante del reddito di quei perugini che hanno una casa in centro da locare e spesso si chiude un occhio, se non tutti e due. Anche perché se è vero, come raccontano le cronache delle varie operazioni, che spesso i pusher vivono in casolari abbandonati o in condizioni fatiscenti, in altri casi le sistemazioni sono più comode.
IL FORUM CON PARLAVECCHIO E IL SIULP
Facciata legale Dalle indagini emerge il volto pulito, la facciata legale del contratto in un business che attrae investitori anche da fuori regione. «Appartamenti – spiegano i poliziotti – sono affittati anche a persone che non sono in Umbria», mentre il vero abitante è il pusher. Per non insospettire i prezzi non vengono alzati troppo oltre la media di quelli del centro storico e là dove ci sono amministratori di condominio sembrano essere sparite le lamentele che spesso gli altri inquilini facevano. O meglio, magari si protesta ma gli amministratori non mettono più nulla nero su bianco: una pezza d’appoggio che per la polizia era preziosa. Arrivare al sequestro di un appartamento è difficile e in questo meccanismo spesso giocano il duplice ruolo di complice e vittima i tossici, anche giovani.
Il fidanzato Come raccontano i poliziotti, ci sono madri che si rivolgono alle forze dell’ordine sostenendo che i figli si intestano contratti e utenze in cambio di dosi. Tutto pulito, tutto legale. «In altri casi – spiegano – ci sono ragazze che ‘spacciano’ il pusher di turno come fidanzato. Peccato che spesso non sappiano neppure quando è nato». E se si arriva a combinare un matrimonio civile, allo scopo di ottenere un permesso di soggiorno, allora l’espulsione diventa un miraggio anche perché dopo due anni, purché non ci siano precedenti penali, si ottiene la cittadinanza italiana. Risultati sul versante degli affitti in nero li si attendono dai maggiori controlli promessi da parte delle forze dell’ordine.
