di Daniele Bovi
Per il momento le cose certe sono poche. Tra queste c’è la data, ovvero l’11 e 12 giugno 2016, il periodo storico da rievocare, ovvero la Perugia del 1416 tra Medioevo e Rinascimento, la volontà di coinvolgere la città e il fatto che si tratta dell’atto più importante per quanto riguarda le politiche culturali del primo anno e mezzo di giunta Romizi, che punta a premere su tasti come quelli dell’orgoglio cittadino, dell’identità e del coinvolgimento dei giovani. Una rievocazione che rappresenta ancora una scommessa tutta da vincere. Domenica pomeriggio nel cuore della città, ovvero in una sala dei Notari gremita, il sindaco e l’assessore alla Cultura Teresa Severini hanno spiegato i contorni del progetto «Perugia 1416», da riempire di contenuti. «Una rievocazione colta e attenta ai dati della storia – è stato detto domenica -, ma anche godibile negli aspetti spettacolari, di intrattenimento e di esaltazione dello spirito del tempo antico è l’obiettivo primario di Perugia 1416».
Il progetto Oltre alla data del weekend di giugno, altro punto fermo è la divisione del centro in rioni, i cinque nei quali era ed è articolata la città: Porta Eburnea, Porta San Pietro, Porta Sant’Angelo, Porta Santa Susanna e Porta Sole. In ognuno di questi lo scopo è quello di dare vita a taverne e botteghe che dovranno essere luoghi «per rafforzare l’identità cittadina», in grado «col tempo di innescare la nascita di iniziative innovative di impresa artigianale, ristorativa e turistica, in particolare tra i giovani, ripopolare il centro e contrastare il degrado». Spazio ovviamente ci sarà per gli spettacoli, per lo studio di quel periodo a partire da quel Braccio Fortebracci sulla cui vita ancora ci sono lacune storiografiche e imprecisioni e più in generale della città, da diffondere poi «ai perugini, a partire dalle scuole ma anche fuori, a livello nazionale e internazionale». «I livelli – dice Severini – sono tre: rievocazione, cultura e scienza». Altro aspetto che la giunta ovviamente non sottovaluta è quello delle ricadute economiche e turistiche: «Ci guadagnerà tutta la città – ha assicurato Severini – e non un uomo solo». «Secondo il piccolo studio che abbiamo fatto – aggiunge sul punto Davide Andrea Orsini – in alcune città dell’Umbria c’è un notevole aumento del fatturato nel periodo delle feste e delle rievocazioni, stimabile tra il 20 e il 40 per cento».
Energie e memorie Fin qui il quadro, ancora da riempire di contenuti precisi dopo una presentazione, quella di domenica, che vuol essere l’avvio di un percorso «per il recupero di energie e di memorie e del consolidamento dell’identità dei perugini». Al lavoro c’è un comitato formato da esperti, storici e associazioni con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli istituti di alta formazione della città, dalle due università al conservatori fino all’Accademia e non solo. «Un tavolo – assicura Severini – con professionalità e competenze che verrà coordinato dall’Università». Parte essenziale di quello che vuole essere anche un esempio «di un nuovo modo di fare politiche culturali», sarà il coinvolgimento dei cittadini, e infatti l’assessore a loro si appella: «Incito i perugini – ha detto – a entrare nel progetto e a darsi da fare». Centrali, come ha spiegato più di un relatore, saranno i giovani con le loro energie da intercettare e coinvolgere».
Cantiere aperto A far capire che si tratta di un cantiere aperto: «Io credo – spiega – che ci siano pezzi di storia e di memoria rimossi. La domanda è se con un evento di questo tipo si riesce a recuperarli: se la risposta è sì, allora credo sia un atto dovuto, ma servirà un approccio professionale». Un sindaco che non ha capito «molte critiche incomprensibili e la disinformazione che è stata fatta, mentre di fronte a questo progetto c’è una città disponibile». Dal palco della Notari a prendere la parola è stato anche il professor Franco Ivan Nucciarelli, consigliere comunale ‘barelliano’ che ha fatto un affresco di quelli che sono i segni di Braccio lasciati in città, dalla loggia di piazza IV Novembre a palazzo dei Priori, dalla chiesa di San Francesco fino ai dipinti di Salvatore Fiume ora a palazzo Donini. «Con lui – ha detto – nel 1424 andò in frantumi il sogno di un regno italico con capitale Perugia, e a quel punto la storia sarebbe stata molto diversa».
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