Il sangue versato in piazza Danti la sera dell'8 maggio scorso (foto F.Troccoli)

«La sera dell’8 maggio nel cuore di Perugia segna un punto di rottura intollerabile per la sicurezza urbana e la vivibilità cittadina. Perugia e l’Umbria sono vittime di una strategia della criminalità organizzata che non esita a confrontarsi attraverso la violenza per il mantenimento di quote di mercato delle sostanze stupefacenti. Il centro storico di Perugia è il cuore della regione e attaccarlo significa attaccare tutta l’Umbria». Così il segretario provinciale della FdS Enrico Flamini che giovedì, insieme ai vertici della Federazione e ai gruppo comunali del Prc e del Pdci a palazzo dei Priori, ha tenuto una conferenza stampa sul tema sicurezza. «Le forze dell’ordine – ha detto poi Flamini – devono adottare una strategia seria, metodica e prolungata di ripristino della legalità, concentrandosi sui fatti e sui comportamenti criminosi, lasciando perdere chi manifesta democraticamente la propria opposizione alle scelte politiche che hanno come obiettivo la privatizzazione dei saperi e dell’università. Quindi bene l’incontro con il ministro Cancellieri, ma occorre verificare il lavoro di questore e prefetto piuttosto che lasciare la celere in piazza».

Serve la collaborazione di tutti Prima di tutto la FdS ha testimoniato vicinanza e appoggio al sindaco Wladimiro Boccali «che non ha mai disconosciuto il problema – ha detto il capogruppo del Prc Emiliano Pampanelli – né ha mai abbassato la guardia. A dimostrazione di ciò – secondo Pampanelli – c’è il fatto che sindaco e giunta si sono assunti sul tema in questi ultimi anni responsabilità e impegni addirittura superiori alle rispettive competenze istituzionali». «Quanto alle soluzioni possibili – prosegue -, sono convinto del fatto che per risolvere definitivamente la questione sia necessaria una fattiva collaborazione da parte di tutti i soggetti competenti, dalle forze dell’ordine alle istituzioni; solo così, infatti, sarà possibile raggiungere obiettivi reali e concreti». Pampanelli ha poi ricordato che nel 2010 il Consiglio comunale ha approvato un documento sulla vivibilità del centro storico di Perugia, su iniziativa del Prc.

Il documento Tra i punti contenuti in quel documento, Pampanelli ha segnalato la richiesta di un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, la necessità di dare ossigeno alle attività commerciali e la costituzione di un tavolo o di un osservatorio sulla sicurezza. Un tema fondamentale, accanto a quello della repressione, è quello che attiene alla necessità di «dare vita ad una nuova stagione politica e culturale per Perugia». Secondo i due partiti della sinistra, infatti, negli ultimi anni la politica ha subito una sorta di «scollamento» rispetto alla realtà della città. «Non ci si può accorgere di certi fenomeni – dicono – solo quando si verificano gravi fatti, di carattere eccezionale. Non è la militarizzazione, che può essere accettata entro certi limiti, la soluzione al problema, ma occorre operare sulla ricostituzione del tessuto sociale».

Vinti: problema che riguarda tutti Concludendo la conferenza stampa il segretario regionale Stefano Vinti ha ricordato che «Perugia è capoluogo di Regione – ha detto -, quindi il problema della sicurezza è una questione che riguarda tutte le istituzioni umbre. Esistono due campi di intervento su cui si deve lavorare: il primo è quello della sicurezza, il secondo è quello della vivibilità e della tenuta sociale e culturale dell’Umbria e di Perugia. Va ridefinito, quindi, un piano complessivo tra Regione, Provincia e Comune capace di immettere nuove risorse e idee con politiche urbanistiche, residenziali e sociali adeguate che rilancino l’immagine dell’Umbria e di Perugia come terre dell’accoglienza e del buon vivere. Ridisegnare il volto di una città e di una regione che, voglio ricordare, sono da sempre simboli di accoglienza e di pace».