«Commissionato alla fine degli anni ’60 dalla società Terni Acciaierie in sostituzione del villaggio operaio precedente al fine di aumentare la densità abitativa della zona, e solo parzialmente realizzato, è composto da quattro edifici in cemento armato a tre piani, con volumi articolati a gradini che ospitano 240 appartamenti, terrazzi comuni e giardini pensili. L’intervento è stato oggetto di un processo partecipativo di importanza storica che ha coinvolto progettisti, sviluppatori, residenti chiamati a esprimere la propria voce, compresa la necessità spazi verdi pubblici e privati, luoghi per la vita sociale e la separazione tra flussi veicolari e pedonali». Così il portale Domusweb descrive villaggio Matteotti di Terni e lo inserisce tra gli undici luoghi italiani che, pur con esiti differenti, hanno rappresentato esperimenti di alloggi popolari come soluzioni originariamente ispirate ai valori dell’uguaglianza sociale e della dignità dell’abitare. Edifici situati in periferie spesso degradate e conflittuali. Tra i più celebri esempi come Scampia a Napoli e Zen a Palermo, oltre al Matteotti di Terni, ci sono Tiburtino e Corviale di Roma, Mangiagalli e Monte Amiata di Milano, La Martella a Matera, Complex di Modena, Sant’Elia di Cagliari


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