di Maurizio Troccoli

Il più recente dei santi canonizzati dalla chiesa attolica, san Carlo Acutis, fa discutere non soltanto per la devozione crescente che fa registrare sempre più pellegrini alla sua tomba ad Assisi, ma anche per l’impatto – diremmo: l’impressione che fa, al colpo d’occhio. Beninteso non è il primo santo a essere ‘preparato’ per la venerazione dei fedeli, quindi a subire un processo di trattamento delle spoglie mortali finalizzato al culto. Tuttavia proprio perchè in molti, sia che l’abbiano visto dal vivo nella teca del santuario della Spogliazione di Assisi, o attraverso la televisione, si pongono domande su quel ‘trattamento’, proviamo a fornire qualche risposta. Le più comuni ad esempio sono: se sia imbalsamato, se la preparazione è avvenuta immediatamente dopo la morte, come si fa a conservare così bene, chi l’ha voluto e perchè e come è possibile che sia fatto talmente bene da sembrare che stia dormendo.

La preparazione e l’esposizione delle spoglie mortali di Carlo Acutis, sono il risultato di un intervento tecnico complesso, avvenuto molti anni dopo la morte del giovane e spesso oggetto di letture imprecise o semplificate. I dati disponibili consentono di ricostruire con buona precisione tempi, modalità e finalità dell’operazione, distinguendo nettamente i fatti accertati dalle informazioni meno documentate.

La storia della conservazione e dell’attuale esposizione delle spoglie mortali di Carlo Acutis è molto più articolata di quanto spesso venga raccontato e si sviluppa nell’arco di oltre tredici anni, attraversando fasi diverse: la sepoltura iniziale, un primo trasferimento, l’esumazione canonica e infine la preparazione tecnica del corpo per la venerazione pubblica.

Carlo Acutis muore il 12 ottobre 2006 a Monza, a quindici anni, colpito da una leucemia fulminante. Dopo il funerale, celebrato 2 giorni dopo, la salma viene sepolta nel cimitero di Ternengo, una frazione di Pollone, in Piemonte, luogo legato alle origini familiari. In questa fase non viene effettuato alcun trattamento conservativo straordinario: il corpo è inumato secondo le pratiche ordinarie e non risulta sottoposto né a imbalsamazione né a procedure di preservazione artificiale. Questo dato è pacifico e confermato da tutte le fonti disponibili.

Nel 2007, circa un anno dopo la morte, la famiglia chiede che il corpo venga trasferito ad Assisi, città alla quale Carlo aveva espresso un particolare legame spirituale. La salma viene quindi traslata e tumulata nel cimitero di Assisi. Anche questo secondo seppellimento avviene senza interventi conservativi particolari. Per oltre un decennio il corpo resta sepolto, andando incontro ai normali processi di decomposizione.

Il passaggio decisivo avviene nel gennaio 2019, quando, nell’ambito della causa di beatificazione, viene disposta l’esumazione canonica. L’operazione si svolge il 23 gennaio ed è seguita da personale incaricato dalla diocesi e da professionisti con competenze mediche. Su questo punto esiste una precisazione ufficiale, ribadita più volte dal vescovo di Assisi Domenico Sorrentino: il corpo non viene trovato incorrotto. I resti presentano una conservazione compatibile con il tempo trascorso, con organi presenti e una struttura anatomica riconoscibile, ma con evidenti segni di decomposizione naturale. Proprio per evitare letture miracolistiche improprie, la diocesi chiarisce pubblicamente che non si è in presenza di un fenomeno di incorruttibilità.

Dopo l’esumazione, la Chiesa decide di procedere alla traslazione delle spoglie in un luogo di culto e alla loro esposizione stabile alla venerazione dei fedeli. È in questa fase che viene pianificato e realizzato l’intervento tecnico di preparazione del corpo. Non si tratta di una mummificazione, né di una imbalsamazione completa di tipo tradizionale: non risultano rimozioni di organi, né trattamenti invasivi sull’intero corpo. L’obiettivo dichiarato è consentire una esposizione visivamente riconoscibile e dignitosa, preservando al tempo stesso l’integrità dei resti.

L’intervento più rilevante e visibile riguarda il volto. Viene realizzata e applicata una maschera in silicone che ricostruisce i tratti facciali di Carlo Acutis sulla base delle fotografie in vita. L’esistenza della maschera è un dato accertato e ammesso ufficialmente dalla diocesi di Assisi. Serve a coprire i segni della decomposizione e a restituire un’immagine coerente con l’aspetto del giovane. La maschera non sostituisce il volto, ma si sovrappone ai resti sottostanti come elemento di ricostruzione estetica.

Non è mai stato reso pubblico il nome della persona o del laboratorio che ha realizzato materialmente la maschera. Le fonti ufficiali non forniscono dettagli sugli esecutori, una scelta che rientra in una prassi consolidata nei casi ecclesiastici. In base alle pratiche in uso in Italia, questo tipo di interventi viene normalmente affidato a tanatoprattori specializzati o a laboratori di protesi anatomiche e maxillo-facciali che lavorano con silicone medicale, talvolta sotto la supervisione di un medico legale. Tuttavia, nel caso specifico di Carlo Acutis, questa ricostruzione resta di contesto: non esistono documenti pubblici che consentano di attribuire con certezza l’intervento a un soggetto preciso.

Alcune fonti giornalistiche e divulgative, non sempre supportate da documentazione ufficiale, parlano anche dell’impiego di sostanze chimiche leggere per rallentare il deterioramento dei tessuti esposti. Si tratta di informazioni tecnicamente plausibili, ma non confermate in modo diretto dalla diocesi o dal Vaticano e quindi da considerare come elementi non verificabili, al momento, con certezza.

Contestualmente alla preparazione del corpo, vengono prelevate alcune reliquie di prima classe, secondo una prassi prevista nei processi di beatificazione. Tra queste, il cuore di Carlo Acutis, che viene collocato in un reliquiario nella cattedrale di San Rufino ad Assisi. Questo passaggio è documentato e ufficiale.

La scelta degli abiti con cui il corpo viene esposto rientra anch’essa in una decisione consapevole. Carlo Acutis è vestito con abiti quotidiani – jeans, scarpe sportive, felpa – in linea con la sua età e il suo stile di vita. La scelta intende sottolineare la normalità della sua esperienza e la vicinanza ai giovani, ed è coerente con le indicazioni della Congregazione delle cause dei santi, che suggerisce di evitare vesti simboliche o anacronistiche.

Dalla primavera del 2019 le spoglie sono collocate in una teca di vetro nel santuario della Spogliazione ad Assisi, dove restano esposte in modo permanente. Ciò che viene mostrato ai fedeli è dunque il risultato di una composizione complessa: resti umani reali, non mummificati, sottoposti a una ricostruzione parziale del volto e a interventi di protezione estetica, senza che questo sia mai stato presentato ufficialmente come un fatto miracoloso.

La distinzione è centrale per comprendere correttamente il caso: il corpo di Carlo Acutis non è “intatto” in senso biologico, né conservato artificialmente nella sua interezza. È il frutto di una scelta tecnica e pastorale dichiarata, che unisce resti mortali e ricostruzione artificiale del volto per consentire una venerazione pubblica stabile e riconoscibile.

Storicamente, alcuni santi cattolici sono stati riesumati e trovati con il corpo straordinariamente conservato, un fenomeno definito “incorruttibilità”. Tra i casi più noti ci sono santa Bernadette Soubirous (Francia, morta 1879, riesumata nel 1909) e san Giovanni Bosco (Italia, morto 1888), i cui corpi presentavano tessuti e capelli ancora visibili. Dal punto di vista religioso, la Chiesa interpreta questi ritrovamenti come segno della santità della persona, potenzialmente miracoloso. L’approccio scientifico, invece, distingue tra fenomeni naturali e interventi post mortem: fattori ambientali come terreno asciutto, clima favorevole o tombe sigillate possono rallentare la decomposizione senza richiamare spiegazioni soprannaturali. In alcuni casi, studi medici hanno confermato l’eccezionalità della conservazione senza riuscire a individuarne cause naturali precise, ma senza poterne attribuire automaticamente l’origine a un miracolo; esempi citati in letteratura includono il corpo di santa Teresa di Gesù Bambino e, più recentemente, san Pio da Pietrelcina, per il quale i resti hanno conservato caratteristiche insolite prima di interventi di imbalsamazione parziale. Nei santi contemporanei, come Carlo Acutis, non si riscontra alcuna incorruptibilità naturale: la conservazione e la ricostruzione estetica sono ottenute esclusivamente tramite interventi tecnici, come maschere in silicone e trattamenti conservativi controllati, senza alcuna pretesa miracolosa.

Carlo Acutis è stato beatificato il 10 ottobre 2020 ad Assisi, durante una cerimonia presieduta dal cardinale Agostino Vallini come delegato del papa Francesco. È stato successivamente canonizzato il 7 settembre 2025 in Vaticano da Papa Leone XIV, entrando ufficialmente nell’albo dei santi della Chiesa cattolica.

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