di Maurizio Troccoli
In Umbria, come emerge dai dati più recenti di Istat e del ministero della Salute, i giovani adolescenti affrontano quotidianamente pressioni legate all’identità di genere e al benessere psicologico che rispecchiano le criticità nazionali evidenziate nella ricerca ActionAid “Affettività e stereotipi di genere”.
Secondo il rapporto 2023 dell’Istat sulla qualità della vita e salute mentale dei giovani umbri tra i 14 e i 19 anni, oltre il 75% manifesta insicurezze riguardo al proprio corpo, mentre oltre il 60% segnala esperienze di giudizi o prese in giro legate all’aspetto fisico, al peso o alle caratteristiche personali.
La recente ricerca ActionAid “Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità”, condotta su un campione nazionale di 14.700 giovani tra i 14 e i 19 anni, fotografa una realtà complessa e preoccupante a livello italiano. Ottanta adolescenti su cento dichiarano di non sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, più della metà ammette di aver modificato il modo di vestire per timore delle critiche, e il 60% racconta di essere stato preso in giro per peso, altezza, colore della pelle o capelli. Il 93% degli intervistati percepisce ancora forti aspettative e stereotipi di genere, mentre oltre il 70% riconosce come irreali i corpi “perfetti” mostrati sui social, ma sente comunque la pressione di adeguarsi a tali modelli. In modo simile all’Umbria, anche a livello nazionale emerge che otto giovani su dieci ricevono commenti costanti su come “dovrebbero” comportarsi in base al genere.
Tra i giovani italiani si individuano differenti profili: il 46% appartiene a gruppi definiti “anti-stereotipi” o “vigili culturali”, pronti a rifiutare violenza e disuguaglianze, mentre il 16% è classificato tra i “giustificazionisti” che tendono a giustificare la violenza; il 21% invece fa parte dei “tradizionalisti inconsapevoli” che riproducono inconsapevolmente stereotipi tradizionali, e il 17% sono “progressisti distorti” che rifiutano alcuni stereotipi ma legittimano idee pericolose come il controllo e la violenza.
Confrontando questi dati nazionali con quelli raccolti in Umbria emerge una sostanziale corrispondenza, ma con alcune differenze di rilievo. Nella regione umbra oltre il 75% degli adolescenti manifesta insicurezze riguardo al proprio corpo, leggermente inferiore rispetto all’80% nazionale, mentre la quota di giovani che ha subito prese in giro per aspetti fisici è sovrapponibile, intorno al 60%. Tuttavia, in Umbria si registra una domanda particolarmente forte di percorsi educativi mirati su affettività, consenso e parità di genere, con solo il 30% degli studenti che si sente adeguatamente informato, una percentuale che suggerisce una maggiore esigenza di interventi strutturati rispetto alla media nazionale.
I dati nazionali confermano le criticità che emergono anche a livello regionale in Umbria, con adolescenti sottoposti a pressioni sociali e stereotipi che influenzano il loro benessere emotivo e psicologico. Il bisogno di un’educazione alle relazioni basata su rispetto, consenso e inclusione è urgente e condiviso a tutti i livelli.
L’educazione scolastica umbra, come attestato dal ministero dell’Istruzione, sta progressivamente integrando programmi di educazione alla parità di genere, ma la loro diffusione rimane ancora frammentaria e non sempre strutturata, evidenziando la necessità di interventi più organici e permanenti.
Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani (Cnddu) ha espresso forte preoccupazione per questi dati che emergono a livello nazionale, ribadendo come la scuola debba «diventare un luogo sicuro e inclusivo capace di promuovere dignità, rispetto e legalità». In Umbria, alla luce degli indicatori sulle condizioni psicologiche e sociali degli adolescenti, è indispensabile rafforzare l’educazione all’affettività, al consenso, alla parità di genere e alla prevenzione della violenza e del bullismo, con percorsi permanenti di formazione per studenti e docenti, nonché con il coinvolgimento di psicologi ed esperti.
Il presidente Cnddu, Romano Pesavento, ha rivolto un appello urgente al ministero dell’Istruzione, sottolineando che i giovani chiedono con forza spazi di ascolto e confronto per vivere relazioni sicure e responsabili, e che rinviare questi interventi significa esporre intere generazioni a rischi concreti sul piano educativo, psicologico e sociale.
