In Umbria il percorso verso l’età adulta si sta allungando in modo visibile, con caratteristiche che riprendono la tendenza nazionale ma assumono forme particolarmente marcate. I dati più recenti mostrano una regione che invecchia rapidamente e che fatica a trattenere le proprie generazioni più giovani, mentre il passaggio alla piena autonomia economica e abitativa resta complesso.
L’inverno demografico è ormai strutturale. Secondo l’Agenzia Umbria Ricerche tra il 2012 e il 2020 la regione ha perso 48.610 residenti nelle fasce 25-34 e 35-44 anni, mentre i numeri diffusi dalla regione indicano una popolazione sempre più sbilanciata verso le età più mature. Anche guardando ai dati Istat elaborati da UrbiStat, la fascia 25-34 anni rappresenta oggi meno del dieci per cento degli umbri. È una presenza che si sta assottigliando e che contribuisce all’erosione progressiva del tessuto sociale ed economico.
A rimanere stabile, invece, è la difficoltà nell’ottenere l’indipendenza abitativa. Un’analisi di Umbria24, basata sui dati più recenti, indica che quasi sette giovani su dieci vivono ancora con uno o entrambi i genitori. Questo fenomeno, già noto a livello italiano, in Umbria diventa particolarmente rilevante se osservato insieme alla perdita costante di popolazione giovane: non solo i giovani diventano meno, ma una parte consistente di quelli che restano non riesce a compiere il passo verso la piena autonomia.
Il quadro cambia leggermente sul versante della formazione e dell’impegno nel lavoro. Secondo una ricerca di Unioncamere-Tagliacarne, pubblicata da Ansa, la Generazione Z umbra tra i 13 e i 28 anni mostra tassi di partecipazione allo studio e al lavoro superiori alla media nazionale, con un tasso di disoccupazione pari al 12,4 per cento contro il 14,7 per cento del Paese. La propensione allo studio e la volontà di inserirsi nel mercato del lavoro ci sono, ma non bastano a compensare il calo demografico né a garantire percorsi di stabilità duraturi.
La percentuale di under 35 sul totale degli occupati, infatti, è in lieve ma costante diminuzione: dal 21,1 per cento del 2018 al 20,7 per cento del 2023, secondo i dati pubblicati da Ansa. Significa che, pur con una buona partecipazione, il peso dei giovani nel sistema economico regionale continua a ridursi, schiacciato da una presenza più anziana e da un mercato del lavoro che non sempre riesce a valorizzare competenze e percorsi formativi.
Nel complesso, il ritardo nell’accesso all’età adulta in Umbria non appare come una scelta culturale, ma come il risultato di un intreccio strutturale: meno giovani residenti, maggiore difficoltà nel trovare soluzioni abitative accessibili, un mercato del lavoro dinamico ma non sufficiente a garantire percorsi autonomi e una società che, anno dopo anno, perde i suoi equilibri generazionali. L’Umbria si trova quindi davanti a una sfida che riguarda sia la natalità sia la capacità di trattenere i giovani che studiano, lavorano e cercano di progettare un futuro dentro i confini della regione. Il rischio, già osservabile, è che la combinazione tra declino demografico e ritardo nell’autonomia produca un indebolimento progressivo della base produttiva e sociale del territorio.
