L'allestimento del cantiere nel 2017 (foto © Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi 

Quando il teatro Pavone riaprirà al pubblico – salvo ulteriori intoppi – nell’ottobre del 2025, saranno passati dieci anni dalla chiusura; quando invece riaprirà l’ex Turrenetta (per il Turreno serviranno altro tempo e risorse) ne saranno passati ben 15. Per capire il perché ci sia voluto così tanto tempo per ridare vita al più antico teatro cittadino (aperto nel 1717) è utile leggere tutto il bilancio 2022 della Pavone srl (approvato la scorsa estate) e in particolare la relazione dell’architetta Giovanna Chiuini, progettista e direttrice dei lavori del terzo stralcio. 

RIAPERTURA DEL PAVONE NON PRIMA DI OTTOBRE 2025

Stralci Cantiere per far partire il quale sono serviti ben 377 giorni come sottolinea «con rammarico» il presidente del cda della Pavone srl Giambattista Manzoni; oltre un anno tra la firma del nuovo accordo con il Comune e la consegna dei lavori, avvenuta alla metà del luglio scorso, «in via d’urgenza». La necessità di un terzo stralcio era emersa già nel biennio 2020-2021, durante la seconda tranche dei lavori: questo sia per l’impennata dei costi (soprattutto quelli per l’impiantistica) che ha portato a escludere alcune delle opere finanziate, sia per l’assenza di alcune ritenute «assolutamente necessarie – è scritto nella relazione allegata al bilancio – per una decorosa riconsegna del teatro alla città». Ad esempio si parla di bonifica della sala, degli intonaci, tinteggi e così via, «solo per citare le più ovvie».

A singhiozzo È così il Comune mette sul piatto 320 mila euro per il terzo necessario stralcio, tramite il quale però non si riescono a finanziare altri interventi imprescindibili come il rifacimento delle pavimentazioni dei cinque ordini. Problema risolto giorni fa dalla Fondazione Perugia che ha garantito per il 2024 altri 400 mila euro per restituire il teatro alla città. «Devo dire – spiega in conclusione l’architetta davanti ai soci – che non è facile illustrare l’andamento di un’opera che avanza a singhiozzo e che – a sette anni dalla chiusura del teatro – non ha ancora raggiunto un primo traguardo». 

Senza un progetto Il problema nasce «dalla originaria assenza di un progetto complessivo sul quale costruire un cronoprogramma di riferimento e i vari stralci dell’opera, organizzati in modo strategico e coerente. Senza un’analisi completa, si rischia di procedere con un inquadramento limitato di obiettivi e per piccoli stralci, il cui importo è determinato dalle disponibilità momentanee della fonte di erogazione ed entro i quali – ogni volta – si tratta di quali opere poter includere. Inevitabilmente, i costi diventano più alti e i tempi più lunghi». 

Dal 2008 Di un primo finanziamento per mettere mano a parte dei problemi del teatro (parte del tetto è crollata nel 2014) si parla già nel 2008, quando la Pavone Srl partecipa al bando Puc della Regione ottenendo 200 mila euro. Per anni i soldi – relativi a Fondi europei 2007-2013 e quindi da utilizzare con scadenze precise – non vengono utilizzati. Nel 2014 così, sul finire della consiliatura, il Comune sottoscrive un patto con la Pavone, che prevede un finanziamento di 600 euro per realizzare i lavori: 200 mila sono i fondi regionali e altri 400 mila euro sarebbero dovuti arrivare da sponsorizzazioni. Nel frattempo, per non perdere le risorse alla fine del 2014 il Comune chiede e ottiene dalla Regione di dirottare i 200 mila euro e di metterli tra le disponibilità di Palazzo dei Priori. Le sponsorizzazioni però non arriveranno mai e così a dover aprire il portafoglio, per finanziare i diversi stralci, sono stati la Fondazione Perugia e poi il Comune.

Finanze precarie In tutto questo ci sono i problemi della Pavone Srl. Negli atti dell’ultimo bilancio si dà conto che a causa di diversi decessi all’appello mancano 14 soci che valgono circa un terzo del capitale sociale. Da qui il «rammarico» del presidente del cda che parla di un «depauperamento del vigore partecipativo della società», invitando gli altri soci a mettersi in contatto con gli eredi dei defunti. Con il teatro chiuso ormai da tempo poi il risultato è una «precaria situazione finanziaria della società»; gli unici ricavi infatti consistono nel pagamento di un’indennità per l’occupazione di uno spazio da parte di un ristorante. E così, con l’apertura ulteriormente rimandata, «sarà necessario chiedere ai soci un nuovo versamento volontario onde evitare il ricorso a un aumento di capitale».

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