Il presidente di Gesenu Antonielli

di Daniele Bovi
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Riorganizzare per risparmiare. Potrebbe essere questa la sintesi della linea esposta lunedì ai sindacati di categoria dal cda al completo di Gesenu, la società mista pubblico-privata (il Comune di Perugia ha il 45%) che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in molte zone dell’Umbria. Un incontro che segue la dura presa di posizione dei giorni scorsi di Cgil e Uil, quando l’azienda aveva comunicato che, visto il rinvio della Tares, in cassa non ci sono risorse a sufficienza per far fronte al pagamento del premio di produzione. Secondo quanto trapelato dall’incontro, la società attraverso un comitato ristretto di quattro persone (cda e rappresentanti del Comune) porterà avanti nei prossimi mesi un’opera di riassetto della partecipata.

Razionalizzazione Una complessiva razionalizzazione delle spese che dovrebbe partire proprio dalla testa, ovvero da cda e dirigenza che avrebbero l’intenzione di ridursi gli emolumenti. Nel giro di qualche mese inoltre dovrebbe essere abbandonata la sede di via Danzetta (in pieno centro storico di Perugia), dov’è la presidenza e la sede amministrativa. Tutto quindi verrebbe concentrato a Ponte Rio. Altro capitolo da sviscerare sarà quello delle varie partecipate e consociate. Anche qui, a quanto trapelato, si procederà con una semplificazione del dedalo. Altro tema emerso nel corso del tavolo è quello dei crediti siciliani, una vicenda simile a quella di Umbria Mobilità. Gesenu infatti opera in alcune aree della Sicilia dalle quali però si aspettano oltre 50 milioni di euro per i servizi effettuati.

Produzione La speranza è quella di veder rientrare quanto prima questi soldi nelle casse dell’azienda e, a quanto pare, qualche anticipo dal Catanese e dal Messinese starebbe arrivando. Nessuna rassicurazione è invece arrivata ai sindacati in merito al premio di produzione. Soldi che, osservano, non sono né un «premio» né un «regalo» e che i lavoratori ricevono ora in due tranche: la più consistente a marzo (quella che è saltata) e l’altra, più piccola, a settembre. Tutti temi, compreso questo, che saranno ridiscussi in un nuovo incontro che si terrà giovedì, quando potrebbero anche essere proposti, da parte dell’azienda, una serie di parametri per il pagamento della produttività. L’intenzione sarebbe quella di non distribuirlo più «a pioggia», anche se il sindacato ha fatto notare che metodologie di valutazione già ci sono.

Pdl: situazione vergognosa Commentando la fase che sta attraversando Gesenu il consigliere regionale del Pdl Massimo Monni sostiene che «Giorno dopo giorno assistiamo ad una situazione sempre più vergognosa». «I conti sono in rosso – spiega Monni – ed è stata comunicata l’impossibilità di pagare i premi di risultato (circa mille euro ciascuno) ai dipendenti. Questo non è che l’ennesimo esempio di pessima amministrazione della nostra città». Per Monni «è necessario cercare un confronto, aprire un dialogo tra società, lavoratori ed istituzioni per risolvere o comunque tentare di garantire un minimo del pagamento, tutelando i diritti dei lavoratori che non sono responsabili della situazione in cui versa Gesenu. I cittadini sono stanchi, è ora di cambiare qualcosa, e non solo ai vertici delle suddette società».

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