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giovedì 30 giugno - Aggiornato alle 21:37

Parla lo storico dj del Quasar: «Passare ora lì mi dà tristezza. Le discoteche umbre? Drammatiche»

Antonio Lusi in una foto d'epoca

di Daniele Bovi

Quel tempio del consumo omologato di massa che tra poco verrà benedetto con tagli di nastro e masse in pellegrinaggio, un tempo neanche troppo lontano era invece un tempio della musica, uno dei più importanti in Italia e a suo modo unico. L’omologazione nel frattempo da panini e vestiti si è trasferita anche alle discoteche della regione e alla loro musica e così, a sopravvivere, in quel gigantesco antro di Internet, sono gli echi delle note che venivano suonate dentro il Quasar, battiti salvati sui nastri magnetici delle musicassette e riversati su Youtube a futura memoria. «Che provo passando di fronte al nuovo centro commerciale? Un misto fra desolazione e tristezza, tanta tristezza. Ma sono però anche consapevole che il mondo va avanti». A parlare è Antonio Lusi, dj perugino che tra Quasar e Dejavù ha fatto ballare decine di migliaia di persone. Lui, insieme ad altri colleghi, sarà uno dei protagonisti del «Perugia dance music festival» che questo weekend farà suonare piazza del Bacio al ritmo degli anni ’70 e ’80.

Anni d’oro Dalla sua consolle ha respirato l’atmosfera di quel Quasar e pure il fumo dell’incendio che danneggiò la struttura: «L’ultima notte – dice a Umbria24 – me la ricordo benissimo. Era il primo sabato di dicembre del 1992, continuammo a suonare sentendo la puzza di bruciato che arrivava dal Dejavù». Enorme, la discoteca perugina era meta di pellegrinaggi musicali da molte parti d’Italia ed era in grado di ospitare 7-8 mila persone, tanto che nel corso degli anni venne divisa in due: da una parte il Quasar e dall’altra il Dejavù. Lì dentro si sono anche tenuti alcuni concerti rimasti nella testa di molti: da quello dell’allora ex leader dei Talking Heads David Byrne a Fabrizio De Andrè, da Guccini a Fela Kuti, noto ai cultori del genere come l’inventore dell’afrobeat. Un musicista fatto tornare alla luce anche grazie al lavoro di ricerca e recupero fatto da case discografiche come la Strut Records. «Se non ricordo male – dice Lusi – il Quasar aprì tra il ’77 e il ’78 mentre io arrivai nel 1986, suonando fino al ’92. Un posto che frequentavo da ragazzino, quando vidi i concerti di Guccini, de Andrè e Fela Kuti».

Marchio di fabbrica Su Youtube Lusi ha riversato una cassetta con oltre un’ora di musica che arriva da una serata del 1986. Note scelte con cura: «Fin dall’inizio – racconta – abbiamo puntato sugli anni ’70 e ’80 e da lì non ci siamo più mossi. Abbiamo creato un ‘concetto Quasar’, un mix di disco music e funky che è diventato il nostro marchio di fabbrica. All’epoca c’eravamo noi e l’Etoile, e chi veniva al Quasar lo faceva perché sapeva quello che avrebbe trovato. Era l’aspetto musicale a fare la differenza». Il cavallo di battaglia, «il disco che fa parte della mia storia» e con il quale Lusi apriva spesso le serate era ‘Mirage’ di Jean-Luc Ponty, poi James Brown, Parana di Airto Moreira e tanti altri. «Sono stato tra i primi – dice – a suonare ‘The Wall’ dei Pink Floyd, il rumore iniziale dell’elicottero creava un effetto eccezionale e lo riproporrò nel weekend al festival di Perugia». Il risultato che si otteneva era quello «di un’atmosfera particolarissima, con gente entusiasta e pista piena dal primo all’ultimo brano».

Omologazione Droga circolava eccome, ma forse meno di oggi: «C’erano ovviamente le canne – spiega – ma probabilmente solo quelle». Tante le amicizie costruite dentro le mura del Quasar, tanto che ancora oggi «alcuni ex ragazzi di allora vengono alle serate in cui vogliamo ricordare quegli anni. In quel contesto si poteva far amicizia facilmente». Dalla sua consolle oggi Lusi vede in Umbria discoteche che offrono un contesto musicale piatto, fortemente omologato. «Lo scenario – spiega – è drammatico. E questo perché tutti i locali si copiano tra di loro mettendo musica improponibile, anche se forse sono di parte perché non amo la techno o quella che viene chiamata minimal. Dall’altro lato chi fa revival mette le sigle dei cartoni animati o al massimo ‘La febbre del sabato sera’. Sono esterrefatto, a parte Red Zone in Umbria è buio pesto, non c’è una proposta musicale interessante e gran parte della colpa ce l’hanno i dj che si ostinano a far ballare con roba che alla fine diventa ripetitiva e rompe le scatole».

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Parla lo storico dj del Quasar: «Passare ora lì mi dà tristezza. Le discoteche umbre? Drammatiche»”

  1. Alexandra Marco ha detto:

    Condivido il fatto che la musica è piatta e molti operatori tendono ad appiattirla ancora di più, ma in Umbria ci sono Discoteche che sono andate avanti e vanno avanti, qualche dj bravo ci sarà.. Purtroppo sono nati tanti bar, chioschi, tendoni che cercano di simulare la discoteca senza neppure averne la licenza. Ho dei bei ricordi del Quasar, delle dirette televisive con musica dance.. All’epoca frequentavo molti locali, tra questi il Ciao Ciao di Tuoro sul Trasimeno, c’era un Grande DJ, si chiamava Marcus, anche lui iniziava con The Wall’ dei Pink Floyd, ricordo che indossava un elmetto quando partiva il suono dell’elicottero e la pista si riempiva. Oggi quella pista che da 44 anni vede le scarpe di molti perugini e non solo, la faccio ballare anche io, senza cartoni animati ma con serate (5 a settimana tutte a pagamento) che trovano spazio per tutti i generi musicali, con una ricerca continua di brani nuovi e vecchi che sembrano nuovi. Anche al Ciao Ciao si sentono i ritmi di Fela Kuti, Sheila Chandra, Black Blood, Jasper Van’ Hof, Gilberto Gil, Candido, Yellow Power…ecc.. nomi che sicuramente conosci meglio di me e tra questi logicamente propongo anche cose nuove per accontentare tutti, 5 prestazioni a settimana devo diversificarle cercando di non essere mai banale o ripetitivo. Tra i nomi che non hai fatto noi ci siamo a tenere alta la bandiera Umbra e Toscana e da noi non è mai buio. Marcocram dj – http://www.marcocram.comhttp://www.ciaociaodiscoteca.com

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