di Chia.Fa. e Mas.Col.
«Dal Maso mistifica la realtà e non prende nella dovuta considerazione i sindacati dei medici. Per esempio in occasione della riorganizzazione del lavoro siamo stati convocati solo dopo che la decisione era stata presa. Inoltre i provvedimenti della direzione finora non sembrano così efficaci, visto il perdurare e talvolta il peggiorare di criticità già note». E’ un duro attacco quello sferrato al direttore generale del Santa Maria di Terni dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica (Anaao, Aaroi, Cgil Medici, Cino, Cisl Medici, Fassid Snr e Uil Medici) che bocciano le linee tracciate dal dg dell’ospedale in conferenza stampa. A stretto giro la replica di Dal Maso che a Umbria24 dice: «Non ho nessun problema nelle relazioni sindacali ma se i rappresentanti dei medici avanzassero soluzioni saremmo felici di discuterle. Ho fatto il chirurgo per venti anni, so perfettamente cosa succede in ospedale e forse questo può essere fastidioso per chi preferisce trattare con direttori generali non medici».
Botta e risposta sulla condivisione Le bordate di parte sindacale iniziano dalla mancata partecipazione: «La direzione generale dell’azienda ospedaliera ha adottato iniziative unilaterali, anche significative, come nel caso della modifica dell’organizzazione del lavoro, tenendoci sempre fuori dal confronto. Nel caso specifico, alla riunione del 26 gennaio scorso siamo stati convocati per discutere l’ordine del giorno relativo all’apertura dell’area interdivisionale medica, ossia la struttura creata per parcheggiarvi pazienti provenienti da vari reparti. Peccato che l’apertura di tale reparto era però già stata fatta tre giorni prima, senza informare le organizzazioni sindacali. Per questo motivo non ci siamo presentati». Questione su cui Dal Maso precisa: «Nel caso specifico le azioni di riorganizzazione urgenti collegate al periodo di criticità (che si stima si concluderà a marzo prossimo in cui si registra un iperafflusso di pazienti al e dal Pronto Soccorso) dovevano essere semplicemente comunicate come informazione ai sindacati, non rientrando in nessuna variazione organizzativa, che invece richiederebbe concertazione o contrattazione». Ergo: «L’invito alla riunione del 26 gennaio scorso era – evidenza il dg dell’ospedale di Terni – una ulteriore dimostrazione di correttezza e considerazione nei confronti delle sigle sindacali mediche».
Frizioni pure intorno al prossimo incontro Nel mirino delle sigle sindacali anche la convocazione del prossimo incontro, fissato per il 27 febbraio: «A conferma della scarsissima considerazione verso le organizzazioni sindacali – scrivono i rappresentanti dei medici – si dica che siamo stati riconvocati solo a distanza di un mese dalla dichiarazione dello stato di agitazione sindacale. Ci preme ribadire che la vita e l’attività professionale dei medici è esclusivamente finalizzata all’interesse della salute dei cittadini. Un obiettivo primario per noi, decisamente superiore a quello di quanti governano la sanità, che devono rispondere non solo ai bisogni della cittadinanza ma anche e soprattutto ad esigenze politiche e di budget». Sul punto Dal Maso obietta: «Ricordo che per la direzione generale la prima data utile per incontrare i sindacati era il 27 febbraio prossimo non per scorrettezza istituzionale, come peraltro comunicato a voce ad alcuni rappresentanti sindacali, ma al fine di fornire le documentazioni richieste e i dati di attività di queste azioni urgenti attuate tra gennaio e marzo»
L’attacco dei rappresentanti dei medici Un altro discorso che non torna ai rappresentanti dei medici è quello relativo al piano dei primari: «Apprendiamo che fra le prossime nomine dei primari è prevista quella di una terza figura apicale in ambito urologico ad integrazione dei due reparti di Urologia già esistenti. Un caso anomalo visto che stiamo assistendo a un progressivo indebolimento di reparti che sono fondamentali per il mantenimento dell’ospedale di Terni all’interno delle strutture ospedaliere di secondo livello. Al pari di tutti i professionisti sanitari dell’azienda ospedaliera, non solo siamo costretti a lavorare in maniera disagiata, con un numero di ore ben superiore a quelle previste dal contratto, senza alcun riconoscimento, visitando pazienti in corridoi o in reparti diversi da quelli ai quali apparteniamo ed in quantità maggiori rispetto agli standard e soprattutto in condizioni al limite della sicurezza delle cure e della dignità umana, ma siamo anche etichettati come opportunisti. Sembra quasi che dietro all’esigenza di condividere scelte organizzative vitali per la collettività, ci siano delle motivazioni personali che riteniamo offensive e tendenziose. Questa ferma mobilitazione generale da parte dei sindacati dei medici e del comparto non si era mai verificata prima».
Dal Maso a muso duro E qui Dal Maso spiega: «Non si fanno contestazioni sui numeri perché le sedute operatorie sono regolari e non ci sono più appoggi in Chirurgia, chiaro che dei problemi ci sono e stiamo cercando di risolverli prima di tutto per i pazienti. In questo senso – osserva il dg – se i rappresentanti sindacali dei medici avanzassero soluzioni saremmo felici di discuterle. Ho fatto il chirurgo per venti anni, so perfettamente cosa succede in ospedale e – va avanti – forse questo può essere fastidioso per chi preferisce trattare con direttori generali non medici». Quale ruolo hanno i sindacati all’interno dell’ospedale per Dal Maso? «Li ho sempre convocati regolarmente, credo di aver fatto cinque incontri, non ho nessuno problema nelle relazioni sindacali ma se si pensa di fare pretrattative ufficiose è chiaro che io non le faccio coi medici né con la professione sanitaria non medica. Io scrivo, faccio delle proposte e non pretendo che siano il Vangelo e se non vanno bene massima disponibilità a discuterne».
Flop discharge room L’altra questione posta venerdì dalle sigle sindacali mediche del Santa Maria di Terni è la Discharge room praticamente bollata come un flop: «Evidentemente esiste e persiste un problema reale di personale. Il voler banalizzare, mistificare e personalizzare la situazione, ci sembra un atteggiamento scorretto e fuorviante, soprattutto a danno dei cittadini utenti del servizio sanitario. Siamo comunque tranquilli e sereni perché sappiamo che, nonostante le pesantissime accuse sferrateci, i pazienti sono dalla nostra parte conoscendo bene l’opera e la dedizione con la quale tutto il personale sanitario dell’ospedale di Terni lavora quotidianamente al loro fianco. I provvedimenti presi dalla direzione e attuati fino ad oggi non sembrano così efficaci, visto il perdurare e talvolta il peggiorare di criticità già note. In primis i tempi di attesa per accedere alle prestazioni sanitarie dell’ospedale di Terni e la creazione di reparti (come la Discharge room) che non hanno avuto alcun riscontro funzionale nelle esigenze dei cittadini. Il numero esiguo dei ricoveri nella struttura ne è un fulgido esempio».
Il dg: «La usano in tutta Italia» Anche qui il dg non ha dubbi: «Spiace constatare che, per una comprensibile ma non giustificabile volontà polemica, la citazione circa lo scarso uso della “Discharge room” non è un flop del Direttore generale (questa soluzione è in uso in moltissimi ospedali italiani) ma dipende dal fatto che non vengono preparate, il pomeriggio precedente, le dimissioni dei pazienti al fine di utilizzare la Discharge room la mattina, liberare prima i posti letto in reparto e agevolare il turn-over dei pazienti. Tutto ciò dipende da un uso non appropriato di risorse che l’Azienda mette a disposizione dei medici e non per demeriti del Direttore generale, come è facile capire».
@chilodice e @tulhaidetto
