«La porta che noi abbiamo aperto per i malati è quella della cattedrale del dolore,  come l’ha definita papa Francesco, il cappellano insieme ai volontari e al personale che vive in questo ospedale devono diventare strumenti della misericordia, della gioia e della serenità». Con queste parole, il vescovo della Diocesi di Terni-Narni-Amelia padre Giuseppe Piemontese ha chiuso la Porta santa all’ospedale Santa Maria. Alla vigilia: «Questo periodo lasci misericordia nel cuore».

Ospedale Terni Era stata aperta lo scorso 11 febbraio e giovedì mattina Piemontese ha salutato l’anno giubilare: con la liturgia della parola e l’adorazione eucaristica. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi fedeli, autorità civili e militari, malati e operatori sanitari, i sacerdoti della vicaria della zona di Terni che comprende anche la cappellania del nosocomio, il nuovo cappellano fra Angelo Gatto dell’ordine dei frati minori cappuccini, che è stato presentato ufficialmente, insieme al vice cappellano fra Mario Finauro e al provinciale dei frati minori cappuccini dell’Umbria fra Matteo Siro.

Padre Piemontese «E’ un momento molto bello quello che viviamo per ingraziare il Signore per questo anno di Misericordia – ha detto il vescovo  -, questa porta è stata aperta per i malati che non hanno la possibilità di recarsi altrove per celebrare il giubileo della misericordia, ma anche perché fosse un segno di speranza per tutti: pazienti, parenti, medici e per coloro che prestano il loro servizio per il bene della persona. In questa cattedrale della sofferenza si innalza al Signore il grido di aiuto e la richiesta della salute dell’anima e del corpo. Occorre avere pazienza e considerare la condizione umana nella quale tutti siamo accomunati. Non siamo su questa terra per sempre, ma il nostro percorso deve portarci a creare quelle condizione di amore, di relazioni, che ci fanno trovare pronti quando Gesù tornerà per togliere ogni macchia e sofferenza. Vogliamo camminare insieme per questo, non distratti e adagiati in una quotidianità che a volte ci fa perdere il senso della precarietà nella quale ci troviamo e il senso dell’aldilà che il Signore ci ha promesso». È seguito il pellegrinaggio dei sacerdoti, del vescovo, dei volontari, medici e nei reparti dell’ospedale, tra cui cardiologia, maternità, pediatria e oncologia, per la benedizione dei presenti con il Santissimo Sacramento. Il vescovo si è soffermato in ogni stanza della degenza benedicendo e salutando tutti i ricoverati.

 

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