La protesta di martedì

di F.T.

Un sit-in di circa duecento persone, per chiedere un passo indietro in extremis. Anche se le speranze che il governo ci ripensi sono ridotte al lumicino. Martedì mattina a Orvieto, a pochi passi dal casello autostradale dell’A1, è andata scena la protesta di cittadini, sindacati, istituzioni del territorio e mondo dell’avvocatura contro la chiusura del tribunale della Rupe, destinato all’accorpamento con quello di Terni. Presenti anche il primo cittadino Antonio Concina, diversi sindaci del territorio e il presidente dell’ordine degli avvocati Sergio Finetti

Disagi La manifestazione è iniziata con un volantinaggio davanti al casello dell’A1 ed è proseguita lungo la statale 205 Amerina, con tanto di blocchi stradali. Qualche disagio per gli automobilisti: «ce ne scusiamo – afferma il sindaco di Orvieto, Antonio Concina – e ringraziamo le forze dell’ordine che ci hanno assistito in questa iniziativa». Automobilisti italiani e stranieri sono stati accolti all’uscita del casello autostradale dai sindaci del territorio, che hanno spiegato brevemente il perché del disagio temporaneo provocato dalle code in uscita dall’Autosole e per raggiungere la Baschi-Todi.

La protesta La nuova geografia giudiziaria disegnata dal ministro Annamaria Cancellieri entrerà in vigore il 13 settembre e prevede la cancellazione di trenta tribunali su tutto il territorio nazionale, fra cui quello di Orvieto. Antonio Concina, parla di «chiusura vergognosa, basata su criteri di salvataggio di alcuni tribunali, su interessi di lobby e non certo su progetti ragionevoli di riorganizzazione. Questa riforma – aggiunge il primo cittadino – taglia l’Umbria a metà come una mela: tre tribunali (Perugia, Spoleto e Terni, ndR) a una distanza di poco più di trenta chilometri l’uno dall’altro, mentre la zona orvietana e tutta l’area ovest della regione rimarranno prive di qualsiasi ufficio». I disagi sono facilmente immaginabili: «Tante persone dovranno percorrere distanze chilometriche inaccettabili. Il tutto senza servizi pubblici di collegamento che consentano di raggiungere la sede giudiziaria in tempi ragionevoli e a costi contenuti».

A Terni Se a Orvieto la situazione viene vissuta con comprensibile preoccupazione, a Terni non tira un’aria migliore. Oltre alle tante incognite, preoccupano le poche certezze: a partire dagli oltre mille fascicoli, fra cause civili e penali, in arrivo da Orvieto in caso di accorpamento. Una mole di lavoro che rischia di abbattersi su una struttura, quella ternana, costretta da tempo ad operare con un personale sottostimato rispetto alle esigenze reali. A tutto ciò si aggiunge il fatto che da Orvieto potrebbero arrivare meno persone (si parla di due magistrati e nove funzionari) rispetto a quelle inizialmente previste. Insomma, il rischio-caos è dietro l’angolo.

La proposta Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Fausto Galanello, presente alla manifestazione di martedì mattina.  «In assenza di correttivi dell’ultimo momento da parte del governo o del parlamento – afferma l’esponente del Pd – il consiglio regionale valuti, come stanno facendo altre regioni, l’ipotesi di ricorso al referendum abrogativo della normativa di riordino delle sedi dei tribunali. La nuova organizzazione, illogica e contraddittoria, sta già provocando situazioni di difficoltà e preoccupazione in diverse città dell’Umbria e non solo ad Orvieto».

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