di Re.Te.
Un pezzetto. Magari piccolo, ma decisivo, del premio Nobel per la fisica 2013, Peter Ware Higgs e François Englert lo devono ad Orvieto. A Sferracavallo, per la precisione.
Sferracavallo Perché è proprio lì che ha sede la Electrosys, un’azienda d’eccellenza, attiva da anni nella progettazione e costruzione di apparecchiature elettroniche destinate al mercato delle telecomunicazioni, che ha fornito importanti strumentazioni per l’imponente macchina sperimentale Lhc (Large Hadron Collider) del Cern di Ginevra dove i due scienziati hanno dimostrato l’esistenza del ‘bosone di Higgs’.
L’Umbria «Oltre alle competenze messe in campo dal pool di scienziati umbri dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Perugia, diretto dal dottor Pasquale Lubrano e del Dipartimento di fisica dell’università di Perugia – dicono alla Electrosys – c’è anche il nostro lavoro, che sotto la guida del dottor Luis M.C. Monteiro ha agganciato anche il mercato scientifico, rafforzando la presenza a livello internazionale».
Il futuro In questa ottica, spiega l’azienda orvietana «abbiamo iniziato a lavorare su apparati a radiofrequenza, non più solo nel mercato delle telecomunicazioni, ma in importanti settori scientifici e specialmente nel settore della fisica delle alte energie. Lhc, che oggi ha permesso di dimostrare l’esistenza del bosone di Higgs, alla ripresa delle attività, stimata per la fine del 2014, lavorerà su livelli di energia ancora più elevati (14 Tev) anche grazie agli otto amplificatori, per il nuovo acceleratore di particelle, prodotti a Sferracavallo».
