di F.T.
Uno stillicidio. Entrerà in vigore sabato mattina, dopo altri due giorni di proroga, la riforma delle sedi giudiziarie voluta dal ministro della giustizia Annamaria Cancellieri. I tribunali di Terni e Orvieto – salvo improbabili colpi di scena – sono destinati ad accorparsi. Tanto che è già iniziato il trasporto degli oltre mille fascicoli – fra cause civili e penali – dagli uffici giudiziari della Rupe a quelli di corso del Popolo. Le prime udienze civili sono state già fissate per martedì 17 settembre mentre quelle penali – sciopero degli avvocati permettendo – inizieranno il giorno seguente.
Orvieto protesta A non darsi per vinti sono gli avvocati di Orvieto che proseguono nella loro protesta, pacifica ma ben visibile. Anche venerdì mattina hanno occupato l’aula grande di udienza del tribunale per manifestare il proprio dissenso contro una riforma ritenuta «dannosa e scellerata». Giovedì pomeriggio le toghe orvietane, rappresentate dal presidente dell’ordine Sergio Finetti, sono state ricevute dal presidente del tribunale di Terni Girolamo Lanzellotto a cui sono state ribadite le principali istanze che hanno come destinatario il ministro della giustizia. «La nostra richiesta – spiega l’avvocato Finetti – è di far rientrare il tribunale di Orvieto fra i presidi che hanno ottenuto una proroga (da 1 a 5 anni, ndR) per il trasferimento. In ogni caso, chiediamo il mantenimento di un presidio di prossimità a vantaggio dei cittadini».
Spiraglio Qualche timida speranza viene dall’intervento del ministro Cancellieri che lo scorso 11 settembre, nell’aula del Senato, ha affermato che «gli edifici di alcuni tribunali soppressi, potrebbero essere utilizzati per smaltire gli affari civili pendenti, per un limitato periodo di tempo», oltre ad annunciare «due decreti correttivi». Non molto, se si considera anche il ‘niet’ del Guardasigilli alla trasformazione dei tribunali soppressi in ‘presidi di giustizia sul territorio’. Ma uno spiraglio c’è. Da qui la richiesta dell’avvocatura orvietana, espressa nell’incontro con i vertici del tribunale di Terni.
All’attacco «Definire questa riforma scellerata è eufemistico – afferma il presidente Sergio Finetti -. Oggi siamo costretti a vivere una brutta pagina della storia di Orvieto. Nulla è stato condiviso con gli operatori del diritto, magistrati, avvocati, personale delle sedi giudiziarie: coloro che portano ogni giorno sulle proprie spalle il fardello della giustizia italiana. La riforma – prosegue – nasce dai meandri della burocrazia, per replicare, peraltro male, sistemi a noi lontani. Nessuno pensa più alla giustizia di prossimità, quella a cui ogni giorno si rivolgono migliaia di cittadini. È questa la giustizia reale, ben diversa da quella commerciale e delle grandi imprese».
