A palazzo Cesaroni allestita anche una piccola mostra

I tre Ceri di Gubbio, stilizzati, rossi, disegnati su «un campo argento di forma rettangolare». L’idea degli architetti napoletani Gino e Alberto Anselmi, diventata lo stemma della Regione Umbria, compie 40 anni. Un compleanno celebrato mercoledì a palazzo Cesaroni con una cerimonia alla quale hanno partecipato i due inventori e le autorità locali. L’idea per partecipare al concorso indetto dall’allora neonata Regione, arrivò da una cartolina degli anni Venti raffigurante un Cero durante una passata edizione della corsa, che il nonno di Gino e Alberto Anselmi inviò alla moglie da Gubbio e da cui presero lo spunto i due giovani architetti. Settantasette i progetti che furono presentati, fino alla scelta dello stemma che ha contribuito a quel processo di costruzione della giovane Regione guidato dai due presidenti, Pietro Conti (giunta) e Fabio Fiorelli (consiglio regionale).

FOTOGALLERY – LA CERIMONIA

La mostra Per l’occasione è stata anche allestita una mostra negli spazi sottostanti lo scalone d’onore di palazzo Cesaroni, dove è possibile vedere alcuni di quegli elementi che sono parte sostanziale della Festa dei Ceri: i Ceri Mezzani (che per la prima volta escono dalla città di Gubbio), le piccole statue dei santi Ubaldo, Antonio e Giorgio; le tre brocche con le immagini dei santi; le divise delle tre famiglie dei Ceraioli e quelle dei due Capitani. Proposta anche una piccola selezione di documenti dell’epoca e i bozzetti originali dello stemma. Quei Ceri che ai due architetti richiamavano l’idea di un passato ancora vivo e sentito di valori civili e religiosi, ancora fortemente vivi. Oltre a ciò la forma stessa dei Ceri, con la loro geometria essenziale permetteva soluzioni molteplici e moderne soluzioni grafiche. Un’idea che piacque a tutti e che fu scelta in modo unanime.

Scelta unanime Nel corso della cerimonia è stato proiettato un video in cui tre membri della commissione che lo scelse nel 1973 (l’assessore e poi presidente Francesco Mandarini, lo storico dell’arte Bruno Toscano e il segretario della commissione Lucio Manna), hanno ricordato il clima di quegli anni in cui si costruiva l’istituzione regionale, caratterizzato da confronti anche aspri, ma anche da una forte volontà comune di progettazione e costruzione. «Alla Commissione per lo stemma – ricorda il professor Mario Tosti, presidente dell’Isuc – arrivarono 77 bozzetti, presentati da 52 concorrenti: 29 bozzetti vennero subito eliminati per insufficienza progettuale ed esecutiva; ad essi se ne aggiunsero altri 21 per inefficacia nella visualizzazione dei simboli e altri 9 per ingenuità nei riferimenti storico-culturali ed ovvietà simbolica. La Commissione esaminò allora i 18 bozzetti rimasti scegliendone 7, dotati di un notevole timbro grafico e che si prestavano a un’immediata memorizzazione visiva. La Commissione degli esperti scelse all’unanimità il bozzetto numero 25, contrassegnato dal motto ‘I Ceri di Gubbio’».

Originalità e tradizione Nella motivazione si legge che questa scelta fu fatta per efficace identificazione simbolica di elementi radicati nell’antichissima storia dell’Umbria e ancora oggi vivi, elementi che trascendono il loro originario valore municipale per rappresentare degnamente l’identità della collettività regionale nel suo insieme. Infatti la tradizione dei Ceri, mantenutasi ininterrottamente viva fino ad oggi, doveva estendersi in passato alle altre comunità umbre. A ciò si aggiunge la felice traduzione dell’immagine originale in uno schema grafico essenziale e in un’armoniosa geometria dell’insieme. Sia nell’intervento della presidente della Regione Catiuscia Marini che in quello di Eros Brega, presidente del consiglio regionale, si sottolinea quello «spirito unitario» che caratterizzava i primi tempi dell’istituzione.

Spirito unitario «Anche oggi – ha detto Marini – si recuperi quella consapevolezza da parte delle forze politiche nel ribadire la validità delle motivazioni che spinsero allora chi scelse il simbolo della Regione ad adottarlo come senso di identità e di appartenenza a questa collettività». «Oggi c’è bisogno – ha detto poi Brega – di esaltare questo spirito di unità, il senso di appartenenza alla comunità regionale e i valori che sono stati assunti nel Dna della nostra regione: la cultura della coesione sociale, delle differenze, del pluralismo, della cooperazione che i nostri padri costituenti seppero così ben interpretare e valorizzare e che sono racchiusi e tramandati dietro quel simbolo, i tre ceri, che celebriamo oggi e che fa riconoscere l’Umbria in tutto il mondo». «Ciò che la rende eterna e incorruttibile – ha detto invece Maria Luisa D’Alessandro a proposito della Festa dei Ceri – non è se un Cero è caduto o se uno ha distanziato di molto l’altro, cose in verità anch’esse importanti, ma è il sentirsi popolo e il rinvigorire la propria identità grazie ai Ceri».