di Maurizio Troccoli
Mentre i periti nominati in appello chiedono 40 giorni di proroga per esaminare alcuni documenti relativi al coltello e al gancetto del reggiseno, considerate le prove regina che avrebbero incastrato Amanda e Raffaele, condannati in primo grado per la morte di Meredith, in America continua a celebrarsi un processo parallelo, mediatico, che punta il dito contro i pm perugini e scagiona Amanda dall’accusa di essere l’assassina della sua coinquilina. Domenica sera è andata in onda una nuova puntata, sulla tv Cnn, dal titolo Murder Abroad’ (omicidio all’estero), che raffina il teorema secondo cui ci sarebbe un accanimento contro la giovane americana, da parte del pm Giuliano Mignini – intervistato per l’occasione – senza uno straccio di prova concreta. Riflettori accesi anche sul particolare del coltello, considerato in primo grado l’arma del delitto e che in queste ore è sotto la lente di ingrandimento dei periti nominati dalla corte d’Appello, che dovranno stabilire il grado di attendibilità dei risultati della polizia scientifica, non potendo entrare nel merito delle attribuzioni per la scarsezza di materiale biologico, attualmente presente su quel reperto. Insomma non sono tutt’ora conclusi gli esami che stabiliranno quanto di attendibile c’è nei risultati che hanno portato alla condanna di Amanda, tanto basterebbe però agli americani per chiudere il caso. O forse per far credere di conoscere già il risultato dei nuovi esami prima ancora che fossero portati al processo.
I particolari Una brava ragazza, difficile sia un’assassina, e i test Dna sembrano confermare che Amanda Knox avrebbe dovuto essere scarcerata, perchè non ci sono prove. Eccolo dunque il messaggio dello speciale televisivo ‘Murder Abroad’. Ed eccole le durissime accuse contro il pm Giuliano Mignini (lo stesso del Mostro di Firenze): il procuratore Giuliano Mignini ha agito esclusivamente in base a convinzioni personali e non basandosi su prove scientifiche. Il giornalista della Cnn, Drew Griffin, cita in particolare la posizione dell’esperto in Dna della difesa, Greg Hampikian, secondo cui in base ai risultati degli esami Amanda e Raffaele «avrebbero dovuto essere scarcerati», perchè non c’era sangue sul coltello: negli Usa una prova così debole non sarebbe stata neppure presa in considerazione. Lo stesso vale per la confessione di Amanda, poi ritrattata
A che punto è il processo d’Appello Quaranta giorni in più di tempo. E’ quanto hanno chiesto i periti Stefano Conti e Carla Vecchiotti che stanno redigendo una nuova perizia scientifica nell’ambito del processo d’appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati in primo grado per l’omicidio di Meredith Kercher. I due esperti chiedono una proroga perché hanno fatto presente alla corte l’esigenza di visionare alcuni documenti che non sono agli atti e che non gli sarebbero ancora stati forniti. I due professori avrebbero dovuto depositare le loro conclusioni entro lunedì 9 maggio, e nell’udienza del 21 maggio si sarebbero dovute discutere alla presenza di tutte le parti. Ora invece il 21 maggio prossimo la corte d’assise d’appello prenderà in considerazione l’istanza di proroga e deciderà se concederla o meno. In caso positivo, i tempi del processo d’appello si allungano notevolmente, facendo ipotizzare un probabile slittamento in autunno della sentenza.
Il compito assegnato ai periti I periti sono stati incaricati di analizzare il Dna sul coltello indicato come l’arma del delitto, quello della vittima e della Knox, e sul gancetto del reggiseno indossato dalla giovane inglese quando venne uccisa, il suo misto al codice genetico di Sollecito. La Corte ha chiesto loro di attribuire nuovamente le tracce, operazione che però si è rivelata impossibile da compiere. Dovranno quindi valutare in base agli atti il grado di attendibilità degli accertamenti genetici eseguiti dalla polizia scientifica, con riferimento anche a eventuali contaminazioni ipotizzate dalle difese ma sempre escluse dagli investigatori. Sollecito e la Knox, condannati a 25 e 26 anni di reclusione sono detenuti ma si sono sempre proclamati estranei al delitto.

