di Daniele Bovi

Dagli incassi alla durata dell’affidamento, ma non solo. Nelle scorse ore gli uffici del Comune di Perugia hanno bussato di nuovo alle porte dell’Arena Curi srl, la società che alcuni giorni fa ha depositato a Palazzo dei Priori il progetto per la realizzazione del nuovo «Renato Curi». I tecnici dell’Amministrazione comunale hanno inviato una richiesta di approfondimenti su una serie di punti del Pef, il Piano economico-finanziario che fa da architrave della proposta.

Le richieste In particolare l’attenzione in questa fase si è concentrata sulla (necessariamente lunga) durata dell’affidamento richiesta dall’Arena Curi, sull’assetto della viabilità intorno allo stadio (che dovrebbe servire non solo il nuovo Curi ma anche l’hotel, i previsti spazi commerciali, gli eventi e non solo), sugli incassi da spettacoli preventivati dai proponenti e anche sullo sforzo economico chiesto al Comune. Da quello che è emerso dalle carte depositate infatti, Palazzo dei Priori dovrebbe accollarsi una cifra intorno ai 12-13 milioni di euro.

I nodi Una somma ingente tanto che in Comune non mancano perplessità sia da parte della struttura tecnica che tra gli assessori. Perplessità dovute al fatto che il rifacimento del solo stadio assorbirebbe circa 20 milioni di euro, mentre il resto arriverebbe dalla vendita delle opere accessorie, come gli spazi commerciali. Anche di questo punto si è parlato lunedì a Palazzo dei Priori nel corso di una videoconferenza tra il sindaco Andrea Romizi, alcuni assessori, dirigenti comunali e il Dipe, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, la struttura che dipende dalla presidenza del Consiglio dei ministri e alla quale è stata chiesta una sorta di “perizia”. Il documento di fattibilità è stato deposito dai proponenti il 9 febbraio e, ai sensi della Legge stadi, il Comune ha 60 giorni di tempo per dichiarare il pubblico interesse. Il primo snodo sarà nei fatti questo.

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