La riforma introdotta dal decreto-legge 127 del 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 settembre e operativo dal giorno successivo, appena convertito in legge, ridisegna in profondità l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione, che tornerà a chiamarsi «esame di maturità». Le nuove regole entreranno a pieno regime con la sessione del 2026 e cambieranno struttura, modalità di valutazione e strumenti collegati all’esame.
Tra le modifiche più significative c’è il ritorno alla denominazione tradizionale e una ridefinizione del senso stesso della prova, che punta a valutare non solo le conoscenze ma anche le competenze e la maturazione personale degli studenti. Le commissioni saranno ridotte a cinque componenti per ogni due classi, con un presidente e due membri esterni affiancati da due interni. Il colloquio diventerà obbligatorio e verterà su quattro discipline scelte a gennaio tramite decreto ministeriale, oltre a includere educazione civica e formazione scuola-lavoro. Nel curriculum allegato al diploma verranno inseriti i risultati individuali dei test Invalsi di Italiano, Matematica e Inglese, così da restituire agli studenti un quadro più completo delle proprie competenze. Dal 2027, inoltre, debutterà la «card Valore», che sostituirà le carte della Cultura e del Merito e potrà essere utilizzata per acquistare beni e servizi culturali.
In Umbria la riforma comporterà alcuni adeguamenti significativi. Come già scritto da Umbria24, la mancata partecipazione al colloquio comporterà la bocciatura, rendendo obbligatoria la prova orale. Intanto, il Consiglio regionale ha approvato il piano della rete scolastica per il 2026-2027, che prevede l’attivazione di nuovi indirizzi e corsi serali, segno di una fase di riorganizzazione complessiva del sistema educativo. Le scuole umbre dovranno quindi adeguarsi rapidamente alla normativa nazionale, curando la formazione dei commissari, l’aggiornamento dei docenti e l’informazione a famiglie e studenti.
Dal punto di vista regionale, il cambiamento apre alcune sfide. Sarà necessario rafforzare la formazione del personale, adattare la didattica per sviluppare competenze trasversali e migliorare l’orientamento post-diploma. In una regione caratterizzata da forti differenze territoriali tra aree urbane e zone interne, sarà importante garantire pari condizioni di preparazione e accesso alle opportunità.
L’Umbria, dotata di una rete scolastica diffusa e articolata, con istituti statali e paritari anche nei piccoli centri, potrà cogliere l’occasione per consolidare la propria vocazione educativa. Il nuovo piano scolastico regionale, che introduce indirizzi montessori, agrari e sportivi, testimonia la volontà di diversificare l’offerta formativa e di adattarla alle esigenze del territorio.
