di Alice Martinelli

Interventi a costo zero per integrare il sistema di welfare in Umbria. Agci imprese sociali, Federsolidarietà e Legacoopsociali hanno elaborato un documento contenente le principali proposte fatte, presentate martedì 15 aprile.

Numeri In Umbria oggi ci sono 224 cooperative sociali attive con 9 mila lavoratori, di cui il 70 per cento sono donne, che erogano servizi a 80mila cittadini. Nelle cooperative sociali umbre, inoltre, sono incluse al lavoro mille persone con disabilità o svantaggiate e che costituiscono un’importante risorsa per la comunità. Le cooperative sociali svolgono la funzione di erogazione di servizi di welfare, come la gestione di strutture per anziani e centri per persone disabili, assistenza a domicilio e asili nido, ma anche di servizi di interesse pubblico come la preparazione dei pasti nelle scuole, la gestione museale, e la manutenzione del verde.

Welfare «Noi lavoriamo per rafforzare il welfare pubblico, partendo da questo presupposto – afferma Roberta Veltrini, presidente di Federsolidarietà Umbria- le cooperative sociali possono collaborare con Regione, Usl e Comuni in molti ambiti, come per rafforzare gli interventi domiciliari e potenziare la sanità territoriale. Allo stesso modo, insieme alle altre organizzazioni del terzo settore le cooperative sociali possono dare il loro contributo nella realizzazione di case della comunità, capaci di produrre salute, equità e giustizia sociale. Desideriamo contribuire alla lettura dei bisogni della popolazione della nostra regione, e proporre opportune e sostenibili innovazioni dei servizi socio sanitari».

Inclusione «Sul versante del lavoro – aggiunge Andrea Bernardoni, presidente di Legacoopsociali Umbria – la cooperazione sociale può dare un contributo determinante
all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e svantaggiate. Ci sono oggi in Umbria più di 12 mila persone con disabilità in cerca di occupazione. Applicando le norme esistenti nei prossimi cinque anni la cooperazione sociale può creare nuove opportunità di lavoro per mille persone con disabilità o svantaggiate migliorando in modo significativo la qualità della vita di queste persone, aumentando il livello di coesione sociale e di competitività della regione, rendendo l’Umbria un modello in Italia»

Le richieste Agci imprese sociali, Federsolidarietà e Legacoopsociali si sono quindi rivolte alla Regione, ad Anci e ai Comuni, chiedendo l’applicazione della normativa esistente, «per far fronte al problema della diminuzione degli impieghi in attività che costituiscono la spina dorsale del servizio di welfare, è necessario intraprendere un percorso di promozione nelle università, garantire un sistema permanente di formazione e i giusti riconoscimenti economici, solo così si potrà raggiungere la stabilità del sistema di welfare. È inoltre fondamentale costruire un dialogo per la progettazione di un piano sociale e sanitario efficaci ed efficienti», come ha dichiarato concludendo Gianfranco Piombaroli, presidente di Agci.

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