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venerdì 22 gennaio - Aggiornato alle 00:33

Nuova messa: cambia Padre nostro, Gloria, a voi fratelli e andate in pace

©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Cambia la messa, con il nuovo Messale, il terzo, dopo quello del 1983, a partire da domenica 29 novembre. Inizia così un periodo di prova, ma entro la prossima Pasqua, tutte le chiese dovranno avere compiuto i cambiamenti decisi dalla Conferenza episcopale che ha dato seguito alla forte volontà di Francesco. Cambiamenti significativi che devono ora entrare nella memoria dei fedeli e che riguardano le principali preghiere della liturgia della messa. L’intento è quello di avvicinarsi maggiormente al significato originario. Infatti i cambiamenti che sopraggiungono cercano di essere maggiormente fedeli al testo originale del Greco antico, a partire dal vangelo di Matteo (6,3) a cui fa riferimento la preghiera cardine, quella che secondo la religione cattolica avrebbe insegnato a recitare lo stesso Gesù, ovvero il Dio sceso in terra, quando gli fu chiesto ‘insegnaci, come dobbiamo pregare’.

Padre nostro Il Padre nostro subirà due cambiamenti, il primo riguarda ‘non indurci in tentazione’. La contestazione sarebbe quella che una simile traduzione lascerebbe intendere che il ‘Buon Dio’ indurrebbe al male, spingerebbe all’inganno. Come può un Dio buono compiere una simile azione che sarebbe invece ascrivibile al diavolo tentatore? Il testo dal greco originario invece recita ‘et ne inducas nos in tentationem’. «La tradizionale versione italiana – viene spiegato nella nota esegetica de ‘Gli scritti’ – rappresenta, di fatto, il calco di quella latina: ‘e non ci indurre in tentazione’. Poiché, però, l’espressione nella lingua italiana sembra attribuire a Dio Padre la responsabilità dell’atto di tentare, l’esito del dibattito in sede di Conferenza Episcopale ha convalidato la soluzione che già la stessa aveva adottato per la pubblicazione della revisione del testo biblico ufficiale, in vigore dal 2008: ‘e non abbandonarci alla tentazione’». Il secondo cambiamento, che calca le stesse ragioni del primo, aggiunge un ‘anche’, al punto ‘ come noi li rimettiamo ai nostri debitori’. Che diventa ‘Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori’.

Gloria Nel gloria invece che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ si dira: ‘Pace in terra agli uomini amati dal Signore’. Sempre per essere maggiormente fedele al significato dei testi sacri che nelle traduzioni precedenti hanno dato modo di confondere sul significato. In questo caso il verbo greco originale, è ‘eudokéo’.

Kyrie eleison La fedeltà al testo evangelico originale ha portato alla decisione di privilegiare, durante la messa, le invocazioni greche ‘Kýrie, eléison’ e ‘Christe, eléison’ rispetto alle traduzioni in italiano “Signore, pietà” e “Cristo, pietà”.

Fratelli e sorelle L’ultima decisione invece non è stata compiuta per una maggiore aderenza al significato originale ma per una maggiore inclusione. Il Papa ha voluto che oltre ‘a voi fratelli’ ci fosse ‘a voi sorelle’ quindi si dirà: ‘Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle che ho molto peccato…’.

Andate in Pace La conclusione della messa non sarà più con ‘andate in pace’ ma ‘andate e annunciate il Vangelo del Signore’.

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