di Chiara Fabrizi
Norcia capofila per la candidatura a Capitale europea della cultura 2033 del cratere del sisma. Si chiama progetto Civitas appenninica e coinvolgerà, oltreché i piccoli comuni limitrofi al paese di San Benedetto, anche altre 15 cittadine di Umbria, Abruzzo e Marche.
«Si tratta – ha detto il sindaco Giuliano Boccanera – di un progetto che ci darà enorme visibilità, ma implicherà anche una mole di lavoro straordinaria, tanto che ci stiamo apprestando a costituire un ufficio dedicato alla candidatura. Il dossier va presentato entro metà 2026 – ha poi spiegato il primo cittadino di Norcia – e sarà essenzialmente curato da un gruppo di lavoro guidato da Giulio De Rita del Censis».
Sul fronte economico, questo emerge, le tre Regioni coinvolte dovrebbero complessivamente contribuire con 330 mila euro, con l’Umbria che prevederebbe un impegno maggiore rispetto a Marche e Abruzzo, mentre un aiuto importante arriverà anche dall’Acri, l’associazione delle Fondazioni Casse di Risparmio, che aveva accantonato risorse rilevante per il terremoto del 2016, parte delle quali non sarebbero state erogate. Sono chiaramente attesi gli impegni di spesa relativi.
I dettagli dell’operazione arrivano, però, dalle Marche. Qui la giunta regionale il 3 dicembre ha approvato lo schema di Manifesto per la candidatura a capitale europea della Cultura 2033 “Norcia e la Civitas Appenninica: Terra di cambiamento, Crocevia di tradizioni e innovazione”. Il documento di quattro pagine spazia dall’identità di un popolo (quello appenninico) alla storia culturale e al patrimonio, passando per enogastronomia e tradizioni.
«Norcia si propone come un ponte tra culture, un luogo di incontro e dialogo: un centro di scambio culturale europeo» si legge nel Manifesto per la candidatura, dove è scritto anche che «Norcia vuole essere simbolo di resilienza, di rinascita e di trasformazione pronta a condividere la sua eredità e la sua visione con l’Europa» e, ancora, che «Norcia ha saputo rialzarsi dopo le devastazioni del terremoto del 2016. La sua candidatura – si legge nel documento approvato dalla giunta della Regione Marche – è un simbolo di resilienza, perché vuole dimostrare come la cultura possa essere una forza trainante per la rinascita e lo sviluppo. Assi fondamentali ne sono la ricostruzione e l’innovazione».
«Abbiamo già avuto interlocuzioni con la neo presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e abbiamo trovato anche la sua disponibilità», ha detto Boccanera, spiegando che poi tutti i Comuni coinvolti dovranno a stretto giro procedere alle delibere di adesione: per l’Umbria, oltre Norcia, si conta di coinvolgere Spoleto, Assisi, Gubbio e Orvieto. Da capire, invece, la posizione della Regione Lazio, per ora fuori dal progetto, anche se nell’ambito dei piccoli comuni limitrofi, Norcia vuole assolutamente coinvolgere Amatrice (Rieti).
Intanto, però, nelle Marche si è già registrato un cortocircuito a seguito della delibera della giunta regionale, perché a voler partecipare alla corsa, con una candidatura separata per il titolo di capitale europea della cultura 2033, ci sarebbe anche Pesaro. In questo quadro, si è inserito l’appello di Gian Mario Spacca, ex governatore delle Marche e attuale coordinatore di Hamu (hub Abruzzo, Marche e Umbria), un’associazione nata dopo il sisma per rilanciare i territori colpiti che ha avuto un ruolo centrale nel progetto Civitas appenninica. Spacca si è rivolto all’eurodeputato ed ex sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, affinché si trovi la via per «favorire una convergenza tra la proposta di Norcia a gli altri comuni raccolti intorno al progetto Civitas Appenninica e quella di Pesaro», così da non spaccare il Centro Italia. Due le città italiane che hanno già avviato il percorso: Torino e Siracusa.
